Non importa se dai l'anima per qualcosa, se sei puntuale, se sei preciso, se credi veramente in ciò che fai. Né hanno valore dedizione, anni passati su di un progetto, competenza e capacità. La verità è che non esiste alcuna differenza tra te e chiunque altro al tuo medesimo posto.
Anche se produci conoscenza e non ferri da stiro.
Anche se sai dire, oltre che fare.
Ti dicono che è la crisi, che ci sono problemi, che non si può fare altrimenti. Stanno mettendotela al culo, lo sanno benissimo, eppure continuano a propinarti sempre e solo i loro problemi. I mercati, la scarsa disponibilità, il momento storico, il governo, si stava meglio quando si stava peggio, non c'è più la mezza stagione.
Anche se lavori per loro da anni e anni.
Anche se, nel frattempo, credevi di essere l'ingranaggio necessario ad una macchina più grande di te.
E intanto i colleghi non sai più se sono amici o poveracci come te, inguattati dietro l'angolo sperando che l'inculata loro faccia un poco meno male. In silenzio, stringendo i denti, pronti a trattenere il dolore.
Anche se stiamo tutti sulla stessa barca.
Anche se io, per te, mi spenderei. E non sai quanto.
E così, allo scadere del contratto -avrebbero potuto avvisarti prima, ma poi c'era il rischio che cercassi altro- ti mettono davanti alla vexata quaestio: ti pieghi o ti spezzi? Fossi ingenuo, o stupido, mi ci butterei a capofitto. Dopotutto, chi non ha speranze non deve mica arrovellarsi su scelte che non lo riguardano, no? Il fatto è che so precisamente cosa mi aspetta, e so esattamente quanto non lo voglio. E allora che si fa? Non lo so. Mi viene solo di spaccare tutto e ricostruire questo (cit.) paese di merda da capo. Facciamo prima e viene meglio che a mettere le pezze, secondo me.
Sono stanco di perdere il sonno e l'appetito per quello che fino a qualche anno fa era un dato di fatto, un assunto, un diritto. Un bel giorno ci siamo svegliati, e da allora è cambiato tutto nel silenzio dei diretti interessati.
Non esistono più diritti, quando c'è la crisi, la mezza stagione, di mamma ce n'è una sola e can che abbaia non morde: diventano all'improvviso irraggiungibili privilegi, e i privilegi non sono per tutti, è evidente.
Non ho idea di cosa accadrà domani. So soltanto che ci saranno conseguenze.
Grosse conseguenze.
Sofferenze da debutto dell'iPad
Così parlò aWilito alle 11:19 Tags lavoro, personali, tecnologia, varieAggiornamento di servizio.
Oggi aW soffrirà in fila assieme ai malati di mente che hanno dormito fuori dal centro commerciale di Roma Est per accaparrarsi un iPad. Motivo della mission impossible, intervistare, filmare, fotografare e portare a casa il live internazionale di Melablog.
Soffro con quella povera gente ma, a differenza loro, io torno a mani vuote e senza iPad.
La vita è talmente crudele, alle volte.
Ecco qua il primo numero di App!Mania: i primi due articoloni, le faq alla fine e la sezione sugli eBook sono miei.
Si trova in tutte le edicole.
Appongonsi firme e dediche.
E mo cacciate i soldi e spargete il verbo. Anzi, i simpatici simbionti farebbero bene a farsi direttamente l'abbonamento.
aW
Da Libero di ieri - parte seconda
Così parlò aWilito alle 12:05 Tags bastardo dentro, lavoro, personali, polemica, politicaNel post intitolato Da Libero di ieri avevo parlato dell'indecenza di alcuni giornalisti italiani.
Bene, visto che i giudici che processeranno Mister B. sono tre donne, si può ampiamente affermare che l'articolo in questione era una calla.
Una palla.
Una cazzata grossa almeno come la satiriasi dell'imputato.
Una minchiata talmente epica che, per una notizia del genere, su Melablog avrebbero chiesto la mia crocifissione pubblica documentata su Flickr.
Ma è qualcosa che non succederà mai: a differenza loro, io sono un professionista serio.
Titolo, il giudice che processa Silvio scese in piazza contro di lui.
Oscar Magi, poveraccio, rischia di essere assegnato al processo di quell'uomo per il caso Ruby, anche se non è detto visto che le nomine sono assolutamente automatiche e decise in base all'ipotesi di reato e alla data del dibattimento. Però intanto, nel dubbio, si portano avanti con una non-notizia e un dubbio titolo che, su Mela|blog, minimo avrei dovuto chiudere con un punto interrogativo, ma vabbè.
La colpa dell'uomo, tra le tante, non è quella di avere i calzini turchesi, quanto piuttosto di aver impostato la sigla di Ballarò sul cellulare, un pezzo bellissimo intitolato Jeux d'enfants e scritto per il Cirque du Soleil da un manipolo di comunisti dalla biscroma facile.
Ecco.
Se io scrivessi un post su Mela con una prova del genere (prova di cosa? Che il tizio ha ottimi gusti musicali?), i lettori mi farebbero una tale julienne di coglioni da costringermi a chiedere scusa, fare fagotto e cambiare mestiere.
Loro no. Loro invece sono giornalisti iscritti all'albo e protetti dall'Ordine.
E questa è l'esatta ragione per cui non ho intenzione di iscrivermi all'Ordine dei giornalisti.
Ho paura che poi non si vedrebbe la differenza tra me e loro.
E dopo migliaia di post in qualità di blogger, ora gioco pure a fare il giornalista.
Il mio primo articolo sul numero 1 di AppMania a fine mese, sperando di diventarne l'editor a breve.
Sono sicuro che tutti gli amici andranno a prenotarlo di corsa in edicola.
Anche perché se no vi stronco il malleolo.
aW
Gli ingegneri prodotti in massa
Così parlò aWilito alle 10:46 Tags brevi ma intensi, lavoro, scienze curioseNella stragrande maggioranza dei paesi del mondo, le società assumono solo ingegneri prodotti nelle catene di montaggio di altre società come loro, serigrafati col numeretto e omologati in base alle specifiche ING 3,4 seconda revisione del 2009. Si riconoscono dal modello precedente perché hanno meno capelli sulla nuca e un po' più di adipe alla cintola.
Poi però finiscono col lamentarsi quando -come al solito- le società fighe e vincenti sono altre. Altre, cioè, che hanno scommesso su addetti ai lavori fuori dalle righe e con personalità, altri che nel bene o nel male hanno scelto un approccio totalmente originale e spiazzante.
E con gente così che si cambia il mondo. Non con le giacche e le cravatte.
Oggi non funziona gugol
Così parlò aWilito alle 09:49 Tags cazzate, lavoro, personali, scienze curiose, tecnologiaE se non funziona gugol, non funziona l'interfaccia Wordpress di melablog, né la ricerca all'interno del sito, né la ricerca al di fuori del sito, né posso controllare che le cazzate che scrivo almeno siano ortograficamente corrette. Il che equivale a dire che non posso scrivere una beneamata.
Il sillogismo, alfine, è semplice: se non funziona gugol, non funziono neppure io.
Amen.
(ps: che poi, che ve lo dico a fare? Tanto se non funziona gugol, non funziona neppure questo blog).
Più che una specie a sé stante, quella del Leccolingus è una caratteristica dell'animo che finisce col produrre effetti anche sul fisico di alcuni soggetti predisposti. Ma poiché di questo morbo occorre ammalarsi scientemente (si diventi Leccolingus per scelta, non può capitare come col raffreddore), non può neppure essere considerato a tutti gli effetti un malanno. E', semmai, una condizione del corpo e della mente deliberatamente ricercata.
Il Leccolingus di solito ha sempre un'aria innocente, e non di rado appare socievole e ben disposto nei nostri confronti. Ride con gusto alle nostre battute, accoglie con piacere i nostri vezzi e, se può, dà persino una mano. Tuttavia dietro quell'espressione innocua, si nasconde fondamentalmente un pavido. Come dire, tutto va bene finché tutto va bene. E così al primo stridore sospetto, al primo piccolo problema, al primo ingranaggio che cigola, state tranquilli che ha già srotolato la lingua e l'ha adesa stabilmente sul culo dell'autorità. Non riesce ad aspettare, è più forte di lui. Non di rado, vomita boli di pelo come i gatti, solo che i suoi sono peli di culo altrui.
Nei momenti difficili, quelli che rivelano sempre di che pasta sono fatte le persone, inizia a essudare tanto da ricoprirsi ben presto di una sorta di muco che gli esperti chiamano viscidume®. In alcuni casi, lascia persino chiazze per terra e sugli oggetti che tocca, e raccoglie tanta di quella munnezza che alla fine somiglia alle mani gommose che si trovano nelle patatine.
Non si capisce, visto che non è una malattia contagiosa, com'è che ce ne siano tanti in circolazione. Va' a sapere.
Come non detto
Così parlò aWilito alle 12:00 Tags bastardo dentro, delirio, italia, lavoro, personaliChissà perché a montare un circo di aspettative ci si mette mezz'ora, mentre per smontarlo servono due giorni. E chissà perché, poi, gli imprenditori italiani hanno il bruttissimo vizio di scaricare su chi lavora per loro il rischio d'impresa, senza neppure il buon gusto di dissimularlo.
E' come se al casinò si pretendesse l'assicurazione sulle fiches: se vinco è tutto mio, ma se perdo mi restituisci i soldi.
Seriamente, questa gente ha bisogno di uno psicanalista.
Oggi ho ricevuto un'offerta, un'offerta che difficilmente rifiuterò.
Tuttavia per l'innata perfidia che caratterizza il mio animo sadico, mi taccio zitto e mosca: non vorrei rovinare la sorpresa ai simpatici simbionti.
E soprattutto, non vorrei che la schiera di persone cui chiederò presto un favore si dia alla macchia.
Con tanto affetto, aW.
L'etica del lavoro immorale
Così parlò aWilito alle 09:03 Tags lavoro, pensieri sparsi, personali, polemicaLavoro significa che devi credere in chi ti paga lo stipendio, anche se non ci credi più. Devi passare sopra a porcate, menzognette, soprusini e malefattuzze, perché così è e così vogliono che sia.
Lavoro implica credere con pervicacia a ciò che diciamo, anche se non ci crediamo; significa perorare cause perse e ingiuste, pur sapendo quanto siano perse e ingiuste; la chiamano professionalità, quel che ti dico di pensare tu lo pensi sul serio. In alternativa, reciti. Come dire, o sei un idiota di italiano medio boccalone, o devi meritarti l'Oscar.
Certo, si può sfidare le leggi dell'equilibrio e dell'ovvietà come funamboli, con la diplomazia, ammiccando senza ammettere, sottintendendo senza asserire. Ma è una ricerca logorante e dai risultati temporanei. E' una volgarissima pezza, cucita sapendo già che precede soltanto strappi ancora più insanabili. L'etica, qualcuno dirà, finisce dove inizia lo stipendio, e alla fine sono stato bravo. Ne rendo atto a me stesso.
Ma per chi è di indole buona, seria e fondamentalmente onesta, ciò rappresenta una insopportabile violazione della coscienza, una barbara incursione nei terreni del'amor proprio.
In ultima istanza, non è niente di grave: le cose andranno a posto da sole, in un modo e nell'altro, e soprattutto avrà giustizia chi la merita veramente.
Ma è con meccanismi come questi che sono stati condotti tutti i più grandi crimini contro l'uomo, il mondo e Dio. E mi fa male.
Amori, impegni e bubbole varie
Così parlò aWilito alle 09:09 Tags amore, delirio, lavoro, personali, viaggi, vita vissutaTra una settimana, a quest'ora, sarò già dall'altra parte del mondo.
Non è che non ho tempo
Così parlò aWilito alle 12:31 Tags brevi ma intensi, lavoro, pensieri sparsi, personali, vita vissutaNon è che non ho tempo di scrivere un post.
E' più il fatto che il Signore del Tempo ha ridotto d'ufficio la durata delle mie ore, da sessanta a trentacinque minuti cadauna.
Ciò significa che per fare una pisciata ci impiego quanto una gita alle Marmore con picnic sul prato per i comuni mortali.
L'ho già detto che voglio solo partire?
Professionista della gaffe
Così parlò aWilito alle 08:24 Tags lavoro, pensieri sparsi, personali, vita vissutaIo parlo, e parlo sempre troppo.
Una parola galeotta e assolutamente inappropriata, la mia classica caduta di stile tra osservazioni altrimenti pertinenti e commenti in punta di forchetta. Hai voglia a sperare che il tempo smussi, l'accomodamento altrui soprassieda o un diversivo inaspettato distolga le coscienze: fateci caso, in certi momenti non c'è mai un passerotto che sbaglia traiettoria e ci frulla in faccia, o magari un bel blackout improvviso col piccolo panico che ne consegue. No. Tutte cose che sono accadute sul serio, ieri, ma non quando serviva a me.
Poco male.
Peccato solo che mi sia capitato con una delle persone più puntigliose e precisette che conosca, di quelle che sorridono sempre e ti allisciano la schiena, e poi ti ritrovi graffi da pantera dell'Amur.
Davvero, poco male.
Un paio di scuse sentite, e invece di un gradito buttaincaciara volemosebenista mi sono dovuto pure sorbire un predicozzo paternalistico (anzi, avunculare) sulle piccole lezione di vita di cui debbo fare tesoro.
Donna ingenua. Sono trent'anni che faccio tesoro delle mie gaffe, e puntualmente ci ricasco. Un'arte così non si improvvisa dall'oggi al domani: sono un professionista della gaffe, io.
Altroché.
L'onesto a tempo pieno
Così parlò aWilito alle 11:52 Tags delirio, italia, lavoro, polemica, politica, raccontiL'onesto a tempo pieno, almeno nel nostro paese, è una specie talmente rara che - si potesse - verrebbe proprio voglia di clonarla. Fa esattamente quel che dice e dice esattamente quel che fa, se ne infischia di incomunicabilità e teorie del caos, e crede fortemente nel valore della libertà.
Aristoteliano per vocazione e buddista per afflato, l'onesto a tempo pieno rispetta le regole perché solo così si lotta tutti ad armi pari, e solo chi merita va avanti. Non è cieca fedeltà, però, perché se lo desidera può decidere di non obbedire: davanti a regole profondamente immorali e disonorevoli non retrocede neppure un po', e muove guerra se necessario. Non è una vile questione di odio verso mordacchie e legacci, è solo amore smisurato per i diritti antichi e moderni, e rispetto dei doveri.
Oltretutto, l'onestà a tempo pieno è un impiego interessante e largamente inesplorato: quelli che la esercitano sono talmente pochi che lavorano praticamente in regime di monopolio; spesso sono noti al pubblico, e comunque si conoscono e sostengono tutti tra loro. Ecco perché è decisamente un settore in cui investire. Altro che terziario.
Quando una è stronza, è irrilevante la quantità di tempo e risorse che sprechi per aiutare lei e le cafone come lei: sarà sempre un fallimento. E fateci caso, più sono ignoranti riguardo un argomento, e più sono spocchiose ed arroganti, non di rado irragionevoli.
Sfortunatamente per lei, tuttavia, faccio le cose per bene, e spesso capita che io abbia ragione.
E siccome ora ho ragione, domani la sbraco.
Dice il saggio
Così parlò aWilito alle 10:39 Tags brevi ma intensi, lavoro, pensieri sparsi, personali, zenMeno hai da fare, e meno voglia hai di fare.
Oggi, con 'sto raggio di sole che entra e i ritmi da conta delle pecore, ho una media di due sbadigli ogni cinque minuti.
E comunque, la buddità passa anche per queste quisquilie.
Tempus fugit (post à la Magritte)
Così parlò aWilito alle 12:15 Tags brevi ma intensi, delirio, lavoro, personaliOggi non ho neppure il tempo di lamentarmi di non avere tempo di fare una pisciata.
Il duro rientro
Così parlò aWilito alle 11:32 Tags brevi ma intensi, delirio, lavoro, personali, vita vissutaChissà perché dopo tre giorni di fancazzismo elevato ad afflato mistico, lungi dall'essere più facile, il rientro al lavoro rappresenta una piccola tragedia personale.
Dopo una bella vacanza ci vuole un'altra vacanza. Altroché.

