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Alla faccia della modestia

Cena thai, stasera, in onore dei suoceri.

Ingredienti freschissimi, raccattati per mezza Roma e un paio di isole tailandesi, e menù a base di Tom Yum, Pad Thai e Kaeng Khiao Wan con manzo, pollo o gamberoni a scelta dei commensali. Così bene mangi solo a casa nostra o a Bangkok, ma devi conoscere i posti giusti.
Ah, e prima che lo chiediate: no, non ci sono posti vacanti di suoceri, in questa famiglia.

Buona vita,
aW

Elegantemente a tavola

Cena con suoceri et familia al seguito.
Esterno: amena località tra via consolare e campagna romana di virgiliana parvenza; interno: luce volumetrica rosa salmone, stucchi, enormi quadri floreali un tanto al chilo che pendono dalle pareti, e in fondo alla sala da pranzo un monumento al camino che poteva accoglierci tutti. E invece, abbraccia braci che ghermiscono il porco, il maialino da latte, il simbolo del ristorante. Che infatti è sardo.
Già all'entrata, scena da Totò e Peppino. Il tizio in divisa che fa da spartitraffico spartigente parcheggiatore e maggiordomo ci invita a entrare tra svolazzi di s'accomodino e arabeschi di pregosignori. Noi, che da cafoni quali siamo ci domandavamo se fosse un abusivo e se avremmo dovuto versargli l'obolo, ostentiamo sicumera ma sottosotto stringiamo il borsello.
Una volta all'interno, un nugolo di camierieri disneyani inizia a vorticarci attorno e ci denuda di cappotti e borse. Che classe signora, prego signori, che eleganza il signore, orsù vieppiù charmante. Non c'entra un tubo, ma forse ci tenevano tanto a farci sentire nababbi.
Se i signori vogliono seguirmi al tavolo, elegantemente.
A parte che quello è evidentemente il nostro tavolo, dentro friggo al pensiero di sapere come ci si avvicina elegantemente ad un tavolo. O forse, comprendo meglio mentre la serata scivola tra gli antipasti, elegantemente è solo una interiezione. Tipo cavolo!, pofferbacco!, caccapuzza!, solo meno prosaico.
Non è chiaro come accada, fatto sta che delicatissimi piatti si materializzano davanti a me, e il mio calice è sempre pieno di buon vino rosso, di quelli che sporcano il bicchiere e mettono le ali tipo redbull. Lo sformatino di melanzana al lardo di colonnata e tartufo, la carta da musica appena fatta, la mortazza (traduzione per polentoni: la mortadella) fritta col miele, e i pecorini dolci, e quelli stagionati, e le stille di scamorzetta col lardo di colonnata scottate al camino, e i cosi che chiama brunoises di cui ignoro origine e preparazione. Quando mi presenta i fleurs de courges avec poisson e mosarèll tutto finalmente è chiaro. Questi prendono per il culo e cucinano pure benissimo.
E vai di meravigliooosa trilogia di gnocchetti sardi serviti nella forma di pecorino, eccezionaaale maialino al forno croccante (la cui digestione è tutt'ora in atto), un elegaaante ciuffo di chicorée sauvage ripassé, e poi dolci curiosi e ipercalorici, nonché l'immancabile mirto.

Scommetto che vi è venuta fame.
A me no. Io sto ancora digerendo.
Vado a farmi un'altra tisana al finocchio.
Buona vita.

Non c'entra nulla

Ma lo vogliamo dire o no quant'è buona l'insalata greca fatta coi pachino, le fette di feta, l'origano fresco appena colto, l'olio di frantoio e le fettine di cetriolo dop dell'orto a guarnizione, con tutta la buccia?

Ecco, oggi questo è il mio contributo all'umanità. Si fa quel che si può.

Deliri domocinegetici

Sarà atavica propensione alla caccia, o ancestrale necessità di affermazione in quanto uomo moro e dotato di lancia.
Sarà il caso.
Sarà che certi piatti li cucino meglio io.
Sarà quello che volete, ma alla fine in questa casa, che sia calamaro o pollo o orata, nel culo di quelle bestie ci finiscono sempre e solo le mie mani.

Stasera abbiamo spaghettino alle cozze, alici arreganate e calamari ripieni alla maniera di Kalimnos. Interessa?

Manie probiotiche

Ora ho un nuovo hobby, una specie di tamagochi probiotico da cucina salutista.
Mio padre mi ha regalato i fermenti lattici, piccoli ammassi cicciosi e lattiginosi: non facessero tanto schifo, sarebbero quasi carini.
Se ne stanno lì, nella ciotola piena di latte, e ogni tre giorni mi fanno lo yogurt. Una gallina è più efficiente, direte voi, e fa un'ovetto al giorno. Sì, ma i fermenti lattici non chiocciano, non corrono e soprattutto non producono tonnellate di merda; e poi, provate voi a mettere una gallina in un vasetto di terracotta. Si fa un casino, esperienza personale.
E così, stamattina per colazione mi sono goduto il mio cremoso yogurt casereccio con dentro le fettine di arancia dolciona, un croccante gheriglio grossolanamente tritato e un filo di miele degli dei. Ma è mentre affondo il cucchiaio che mi sovviene il dubbio mordace che m'attanaglia: a chi lascio i fermenti, ora che vado in vacanza?
E allora ecco l'appello: c'è tra i miei lettori un lactobacillus-sitter che giura di prendersi cura dei miei bulgarici e di cambiargli il latte ogni tre giorni? La paga è bassa, ma la soddisfazione tanta. Astenersi perditempo. Aut. min. Rich. Lo yogurt di aWilito non produce danni alla salute, e fa andare di corpo tutti i dì.

Intervista alla "Gnocchi della nonna"


- Salve Dott. Sacripanti. Lei è il CEO di "Gnocchi della nonna".
- Mi chiami pure Dott. Gnocco, mi calza a pennello.
- Come no. Posso chiamarla pure nonna, per quanto mi riguarda. I nostri lettori vorrebbero saperne di più sui suoi prodotti, materie prime, produzione e così via. Sa, quando c'è in ballo la salute, vorremmo essere il più informati possibile su quel che mangiamo.
- Più che legittimo, mio caro. E infatti io mica mangio gli gnocchi miei.
- Come, scusi?
- Ma no, sono pieni di solfiti, ammoni, conservanti e scaracchi vari. Ma scusi, perché, lei li mangia?
- Ma abbia pazienza. Come fate a fare male gli gnocchi? Sono farina e patate!
- Ehhhh, si fa presto a dire farina. Ma lei lo sa quanto costa la farina?
- Sì, poco. E con un kilo faccio 1 kilo e mezzo di pasta fresca.
- Sì, certo, certo. Ma noi della "Gnocchi della nonna" pensiamo che segatura e crusca di frumento rendano meglio. Oltretutto consideri che il mio yacht non si compra mica da solo. E poi, quest'anno si è sposata mia figlia, e poi ci sono i dipendenti, la pubblicità, i favorini.
- Che favorini?
- Favorini, favorini. O lei crede davvero che asl e finanza vengano a cercare blatte e malmignatte nell'impasto? Suvvia, sia serio.
- E cosa cercano?
- Eh, cosa cercano. Se non lo sa lei. Via, via, che la sà lunga.
- Vabè, senta, mi parli delle patate. Quelle le mettete?
- Ma quali patate. Le patate, una volta lessate, pressate e mescolate alla segatura sanno di merda impastata. Molto meglio le scorze di cozza e lo smegma di gnu. Mi creda, sanno di patata più delle patate, qualunque chimico glielo confermerà.
- Lei è una persona ributtante e il suo prodotto fa schifo.
- Non faccio il santo, sono un imprenditore, e in questo paese le cose si fanno così. Mica l'ho votato io questo governo, sa. Io ero alle Cayman, quel giorno, a provare lo yacht. E non dica che non è stato lei, che a sentire gli italiani qua i governi si eleggono da soli. Via, via, che lo sa meglio di me.
- Ma scusi, non le importa che ora nessuno mangerà più i suoi gnocchi?
- Guardi, in questo momento una delegazioni di avvocati la sta già denunciando per calunnie, diffamazione e molestie su minore.
- Come su min...
- E siamo già in contatto con Google Inc. Presto il suo blog marchettaro e terrorista verrà oscurato e lei arrestato. Faccia una cosa, mi dia retta. Vada in tv a dire che i nostri gnocchi sono buoni. Si faccia ospitare da qualcuno, tanto ci vanno già cani e porci, lei non sfigurerà di certo. Buona giornata.

Quando hai a cena i suoceri

E' una legge cosmica: le trofie sembrano sempre troppo al dente, i dentici troppo secchi ed i tempi tutti sbagliati (proponi l'insalata per tamponare l'attesa del secondo che non arriva mai, e te la bocciano perché abbiamo appena finito il primo, mentre a qualcuno viene l'idea di piluccare l'antipasto che avevo dimenticato di tirare fuori prima della cena).
Dopo certi prodromi, o li sorprendi con il dolce, o con la Wii.
E per fortuna, avevamo sia l'uno che l'altra.

E' uno schifo di mondo, per un astice

Lo ammetto, lo so, non c'è bisogno di ripeterlo.

Sono un asticida: io uccido gli astici, va bene? Non mi diverte, soffro con loro, ma non ci posso fare niente. Quando poi li impiatto, tra linguine, prezzemolo fresco e pepe di Bangka, non ci penso più. Soprattutto dopo un bicchiere di Pecorino del chietano.
Vorrei poter smettere, continuo a ripetermi sempre solo uno e poi basta, solo uno e poi basta.
Ma è una spirale. Prima o poi la voglia torna, e l'occasione fa l'uomo ladro e asticida.
E ci ricasco.
E penso alla sfiga di venire al mondo astice. Nasci, cresci, passi gli anni più gagliardi e fecondi dentro alla squallida teca di una pescheria mentre guardi pesci e crostacei morti. Praticamente vivi in un obitorio. E poi arriva il momento in cui uno stronzo qualunque - io, nella fattispecie - viene e ti porta via solo perché ne ha voglia.
Oggi ho scoperto che non gli danno neppure da mangiare, dentro quell'angusto mezzo metro quadro d'acqua. E ti credo che poi stai incazzuso e maestoso con le chele all'insù, quando ti prendono. Quelle chele mortificate da elastici più forti di te e di me: è facile fare gli smargiassi, quando qualcuno è insaccato dentro gli elastici, evvè?
Ora la salma giace di là, nel padellone da sfida culinaria in tivù, coperto di pomodorini e prezzemolo.
Ma giuro, lo giuro, ogni volta che compro un astice gli sfilo gli elastici e sussurro di nascosto: va', dai, ché se mi pizzichi giuro che non mi incazzo.
E ora fame. Anzi, famissima.

Alla faccia di Ercole

Dopo le dodici fatiche, Ercole non ha preparato mica le lasagne ai carciofi e zampina di Sammichele.

Io uno, Olimpo zero.

Casa, amore e salmone

In una casa, e in una relazione, è uno stronzo chi compra il salmone marinato per tre volte e per tre volte non resiste e se lo pappa tutto (e vorrebbe pure mandare un ilare SMS con su scritto tesoro ho due notizie, una buona e una cattiva. La buona è che il salmone è spettacolare; la cattiva che me lo sono finito tutto di nuovo).


Sia ascritto a lettere d'oro nel Libro del Tempo. Quello stronzo sono io.

Ricetta per un dolce fine serata

Fassi una dolce serata in questa maniera. Che s'ammacchino le fave del pregiato cacao, e pongansi in vasello assieme a farina, zucchero, uova e latte, e se ne cavi per ristoramento una densa crema color brunetto. Al forno vada, e immantinente zucchero e bianchetto d'ovo si montino fortemente, con la vaniglia se vi ci aggrada; fatte piccole coppelle, al foco più mite vadano piuttosto.

In alternativa alla lunga e difficoltosa ricetta, si può optare per un metodo infallibile e personalmente testato: trovarsi un tesoro che fa la torta al cioccolato con la crema pasticciera e le meringhe solo per noi. Si fa pure prima.

Metafisica della cicoria ripassata

Diciamoci la verità. La cicoria, lessata e condita con olio e limone fa cagare. Punto.

Violentata nell'olio sfrigolante con l'aglione buzzurro, la temperante acciughetta e un paio di peperoncini calabresi a miccia corta diventa estasi culinaria e ambrosia del contadino.
Ecco, a volte anche le persone più insipide nascondono grandi pregi e insospettabili virtù: basta condirle nel modo giusto.

Deliri consumistici da Supermercato

E vabbè, oramai abbiamo l'industrializzazione, l'omologazione e la grande distribuzione (che, detto inter nos, secondo me è un pacco), abbiamo i conservanti e i coloranti, gli additivi e gli aromi naturali. Quelli artificiali, ve li raccomando. Ieri, al supermercato, trovo un bel carpaccio di chianina: neppure il tempo di pensare alla rucola, che leggo la scritta:

Da consumarsi previa cottura
Ripongo mestamente la confezione, ripensando alle macellerie di Puglia dove il carpaccio te lo affettano come prosciutto, e sospiro. Intanto, contemplo vagamente trasognato la bara di polistirolo entro cui sono adagiate sei (letteralmente, 6) fettine di spessore micrometrico e penso a quanta munnezza avrei introdotto nel mondo se quella sera avessi mangiato tre sputi di carpaccio che, secondo i produttori, avrei dovuto anche prima cuocere. Va' a sapere.
E non va meglio coi Frollini della Nonna Adele, coi Ravioloni di Fra' Gorguso e i Salami dell'antica Fattoria Scalpacchio, tutti nomi bucolici e familiari che dentro inguattano antiossidanti, regolatori d'acidità, solfiti, glutammati, emulsionanti, stabilizzanti e scaracchi vari.
E ripongo anche queste scatole tanto promettenti eppure infinitamente deludenti. E nel mentre, mi domando che gusto avrebbe un frollino se per farlo si usassero solo uova, latte, zucchero. Non come nelle pubblicità, ma per davvero. Che sapore e consistenza avrebbe un frollino industriale se fosse fatto con ingredienti normali? E poi l'ho li ho trovati. Esistono biscotti che sono veramente biscotti, con nocciole vere e senza strane alchimie. Esiste la pasta all'uovo fatta con le uova, ed esistono pure le salsicce con dentro solo carne sale e pepe.
Costano una fracca, e non è detto che un prodotto costoso non contenga solfolipocazziemazzi, ma esistono. Ed allora ho capito che oggi, mangiare si mangia tutti. Ma per mangiare bene occorre essere capaci (sia in testa che nel portafoglio), e occorre pure andare al supermercato col piglio del cane da tartufo.
Più orto per tutti, altroché.

Assaggia, non avere timore

-Assaggia, non avere timore

-No, non voglio
-Perché vuoi impedire ciò che accadrà comunque?
-Finché posso evitarlo, lo farò
-Non vuoi diventare come me? Baciami
-Non voglio e, finché potrò, starò alla larga da quell'intruglio
-Assaggialo. Solo una stilla. Non ti farà poi così male. Vedi? A me non è successo nulla
-Questo lo dici tu... Sei cambiato
-Solo un assaggio...
-No!

-E vabbò, tanto dove scappi? Oggi questo passa il convento. E poi la mia aglio olio e peperoncino è leggerissima, lo sanno tutti. Per intanto, tira fuori le cloralit, va.

E guerra sia

Da ieri ho dichiarato guerra al Signore dell'Adipe perché, diciamo la verità, sì cucino troppo bene, sì compro solo prodotti freschi e saporiti, sì è una cucina sana e leggera, sì non è che mangiamo schifezze e fritture ma solo piatti un po' più abbondanti, ma ultimamente questo laissez faire enogastronomico ha avuto effetti incontrovertibili. Ecco perché scendo in guerra contro trigliceridi, fosfatidi, glicolipidi e solfolipidi: sarà dura accomodare la vittoria, ma è necessario tentare.

Già ieri, le truppe nemiche si addensavano fosche all'orizzonte del passeggio notturno a San Lorenzo: sordide piadinerie lucidavano l'armatura da gran combattimento, kebabberie disperdevano fumi inebrianti e speziati, mentre tutt'a un tratto tutti sembravano intenti a tormentare, deliziare, divorare, piluccare, inzuppare e morsicchiare cibi unti e sugnosi che, come piccoli cavalli di Troia, celavano al loro interno i crocchi della fanteria nemica. E non ho ceduto.
Se guerra deve essere, guerra sia.

Sul fato avverso, il Pad Thai e tutto il resto

Uno che a cena ti organizza un Pad Thai spettacolare in quattro e quattr'otto, giusto perché non c'è niente in frigorifero e ci arrangiamo e così stiamo pure a stecchetto, non riuscirà mai a perdere questi cavolo di cinque kili.

Fato avverso, perché mi rendi capace di tanto se poi me ne dovrei privare?
A proposito, dov'è il gelato?

La tenzone sul tizzone

Sulle braci di stasera è stato sacrificato un pollo intero, con prole, mugliera e uova al seguito. Poi, per un intermezzo vivace con brio, sono state adagiate sulla griglia bisteccone scottadito di abbacchiosauro rex, succose e alte, da bagnare col limone, strappare coi canini e affondare nella Romanella. Il peperone, un tempo rosso e croccante, s'è piegato alla fornace e ora ha capitolato in un bagno di prezioso olio di frantoio; e mentre legioni di fette brunite come Mori marciano inarrestabili dal fuoco ai pomodori, noialtri già sguainiamo le salsicce zampine di Sammichele, pronti a combattere un'altra guerra sanguinosa. E infine vincere.

Tra le braci morenti e i fumi della battaglia, qualcuno di noi valorosi già si slaccia la cintura e ansima: molti altri s'arrenderebbero, o collasserebbero su se stessi.
Noi no. Noi vogliamo anche il dolce.

L'imponderabilità della tentazione

Hai mai avuto quella insostenibile voglia di qualche cosa di nuovo e diverso, come se ti mancasse un indefinibile quid? Come se non potessi aspettare un giorno di più per averla? Come se il mondo ed il tempo si fossero dilatati così tanto da somigliare a un trasparente filo gommoso e tu, sospeso nel punto più sottile, potessi cadere giù da un momento all'altro se non l'avessi ottenuta?

Hai mai sentito la necessità della necessità? Hai mai avvertito la voglia delle voglie e, tuttavia, vi hai resistito a costo di perdere per sempre la ragione?
Ma porca puttana, me la dovevo proprio mangiare quella fetta di salmone, a cena.

L'ordalia niket

In Nikett, i niket sono i pacifici membri di una tribù che dell'arte culinaria ha fatto religione. Met, il dio Pane, s'è unito alla dea Carne e dal loro amore sono nate le uova, le verdure e i legumi.

I frutti della terra, invece, corrispondono ai numerosi genitali di Met e, tra tutti, la melanzana è considerata il più sacro: viene infatti venerata come un santo nostrano, guarnita con collanine di peperoncini e profumata con oli speziati rituali. 
Quando i bambini niket crescono, sostengono una prova che deciderà del loro passaggio all'età adulta, ma non ci sono carboni ardenti da attraversare. 
La prova consiste nel camminare sul soffritto, il che, a giudizio di qualcuno, è ben peggiore dei tizzoni incandescenti.

Esperimenti di informatica ittiologica

Oggi, mentre le pulivo per il fritto di paranza, pensavo che le sogliole sono pesci incredibilmente eleganti, compatti e minimalisti. Si puliscono in un attimo, sporcano pochissimo, profumano di alghette e brezza marina, e sebbene costino un po' più care, hanno carni molto delicate e pregiate.
E poi ho pensato che se Apple facesse pesci, invece che computer, avrebbe battezzato questo modello iFish mini e tutte le sogliole avrebbero la meletta sopra.
Non me ne vogliate: è deformazione professionale.