La romanità dei vicini di casa

Passo solitamente su tutto.
L'altra sera dal balcone di fronte, una voce baritonale-pesciarola-romanesca ha urlato (sic!):
Cristiaaa, si nu sspegni 'r compiuteee gnente biusteee!*.
Seriamente, passino la prosodia maccheronica e la consecutio sospetta, e passi pure il raddoppiamento sintattico alla romana.
Ma 'sti figli proprio Christian, Andrew (pronunciato proprio èndriu) e Deborah li dovete chiamare?


*Christian, se non spegni il computer ora, per te niente würstel a cena!

Oggi è una buona giornata

Quando a qualcuno cui vuoi bene l'operazione va addirittura meglio del previsto, allora è decisamente una buona giornata. A prescindere da tutto il resto.
Sciolto il groppone, viene persino voglia di festeggiare.
Trastevere, ore 10:00 e brindisi apotropaici a non finire.

Quanto ci godo quando riesco a dare un calcio in culo alla sorte.

Delirio di onnipotenza, dossier e guinzagli

Cose dell'altro mondo, anzi di questo paese.
Politici che si fanno la guerra tipo televendita di pentole in TV, e che berciano senza neppure la delicatezza di adombrare le minacce: tu racconti questo di me, allora io racconto quest'altro di te, tu mi sputtani sulla villa, allora io racconto a tutti come ti sei comprato la reggia che sta nel giardino di casa tua, tu mi chiedi di dimettermi e io canto su gli incontri internazionali con gli altri dittatorelli del globo. E allora ecco che d'improvviso, il mordace punitore abbassa orecchie e codina, e ricomincia ad allisciarsi i nemici.
Ma è pazzia? Qua non è neppure più dimenticanza dell'etica, del rigore e del senso della giustizia: questi hanno perso di vista intelligenza, ragionevolezza e senso pratico. Oramai in questa fucina del ricatto ci sguazzano tutti, tutti ricattatori, tutti ricattabili. Non se ne può più. Farabuttini che si alleano con farabuttoni per spartirsi la poltrona, nonostante possiedano carte che ne provino la spregiudicatezza. E quando le tirano fuori? Non subito, come sarebbe giusto e onesto nei confronti del popolo d'Italia, ma quando fa comodo. Quando c'è pericolo di dimissioni. O di perdere una battaglia alle elezioni. O di non vedersi approvato questo o quel decretino ad hoc per salvare le solite capre e i soliti cavoli.
E questa gente osa anche parlare di giustizia? E di democrazia? E di trasparenza?
Ma soprattutto, italiani dove cavolo siete?

Non chiedetemi

Non chiedetemi come ne ho ottenuto uno.
C'è chi è morto per molto meno.

L'uomo fatto di lettere e finzioni

Questa persona ch'io mi so esiste eccome. Agisce, pensa, sbaglia e rompe le palle come chiunque altro.
Ma per qualcuno è l'eco d'un mio racconto, un tizio che non esiste se non nelle mie parole. E', in un certo senso, un uomo fatto di lettere e finzioni.
Ogni volta che però costui, nella sua apparente potenza di nulla, fa qualcosa di buono e secondo coscienza, all'improvviso si ammanta d'un senso di realtà che vince l'iniziale diffidenza di chi non lo conosce, e crea perfino un latente sentimento di benevolenza nei suoi confronti.
Ci vuole solo mille volte più tempo, ma alla fin fine le persone buone brillano su tutte le altre.
Ancorché fatte di lettere.

Il libro perfetto

Il libro perfetto non parla di quisquilie comuni, non elenca faccende quotidiane né parla di fuitine al bagno, visite prostatiche o mayonesi impazzite. A meno che, naturalmente, il libro in questione non tratti del mitologico homo stiticus, che mangiava panettone e cagava carbon fossile, dell'andrologo burlone o della pornocuoca. Ma quelli sono casi particolari.
Insomma, nei libri che piacciono a me c'è posto soltanto per singolarità ed eventi inauditi, eccezionali coincidenze e grandi idee. Non è un problema di temi: va bene tutto, dalle saghe dei mondi che schioppano, fino alle vite dei maghetti che crescono, passando per le dolcevite floreali. In particolare, ho una smisurata predilezione per i racconti, genere bistrattato in questo paese del cavolo in cui il romanzo sembra più figo solo perché è più lungo. Alla fin fine, almeno qua da noi, è sempre una questione di lunghezza.
Passino le pizzellacchere di tutti i giorni e le beghe d'amore, purché minimo ci sia a repentaglio l'estinzione della razza umana; altrimenti restano robaccia da signora middle class in vacanza a Fregene. Con tutto il rispetto per la categoria.
E poi, detto inter nos, quando ho voglia di una dumb comedy all'americana con scenette piccanti e intermezzi brillanti non devo neppure passare alla Feltrinelli. Mi basta parlare con la dolce metà o, in alternativa, alzare la cornetta per sentire i miei.
C'è chi nasce con la tragedia nel sangue e vive avventure grandiose.
Io no. Io vivo in  una sit com sempiterna.
[applause]

Il minchialadro

Il minchialadro è uno che nasce e cresce in una famiglia di ladruncoli, svaligiatoretti, rubacchiapensioni, scippatoretti e approfittatori, e che si ritrova a fare il ladro più per necessità che per vocazione. Un po' come quando i tuoi ti fanno andare al Classico e tu invece volevi fare l'astronauta della NASA, solo con declinazione illegale.
Il tizio in questione, notoriamente dotato d'una preparazione furfantesca da dilettante (avrà scaricato da Internet delle dispense, va' a sapere), si è presentato nei giorni scorsi alla porta di casa nostra e ha tentato di scardinarla.
Ora, a parte che la nostra porta è costituita da mica elfica ed è pure corazzata con corindone e polvere di osso di minchia di unicorno megalofallo del Regno di CapoTirciuto. E quindi, già di per sé è in grado di sostenere effrazioni, assedi spartani e attacchi nucleari. Ma per di più, protetto da inferriate, zanzariere e il solito fossato di coccodrilli, dentro casa pulsa e blippa un sofisticatissimo sistema antifurto in linea diretta con polizia, Scotland Yard e la mamma di una nostra cara amica.
Seriamente, polizia e servizi segreti gli fanno una sega, a quella donna: non vorrei essere nei panni del minchialadro quando se la ritrova davanti.

Il sistema antifurto è tanto intelligente che, quando entriamo, mica si limita a controllarci retina e timbro vocale. Fa pure le domande a trabocchetto, lo stronzo. L'ultima volta devo dire che con la capitale del Burkina Faso ho trovato qualche difficoltà, ma per fortuna avevo indovinato i precedenti enigmi e mi ero aggiudicato un bonus che convertirò in gettoni d'oro a canale cinque.
Ciò che disturba è il danno in sé, anche se poteva andarci oggettivamente peggio, e soprattutto il fatto di essere spiati e studiati come pesci rossi nell'acquario da gente senza scrupoli e incapace. Oltretutto, tolte poche cose voluminose, qua non abbiamo né ori né incensi né mirra. Birra sì, quella tanta.
Al minchialadro quindi voglio dire soltanto che non è mai troppo tardi per togliersi dai maroni e mettersi a fare qualcosa di utile all'universo. A prescindere dalla resa.
In ogni caso, apprezzeremo lo sforzo.