Lo specchio nascosto

Stamattina dovevo fare la barba, ma mi serviva lo specchio, altrimenti le basette vengono una chiavica e poi non sono capace, senza specchio.
Ho frugato in ogni possibile luogo, senza venirne a capo. Così, ho dovuto necessariamente frugare nell'impossibile. Sono dovuto entrare in un racconto di nascosto ed inventarmi il bagno; di nascosto perchè il personaggio principale - uno sgherro mafioso dall'omicidio facile - stava di là a dormire con due puttanoni di bassa lega.
Ho dovuto creare il pavimento su cui ho camminato (mattonelle blu a fantasia verde: una merda), il lavandino (sbeccato) contro cui ho urtato, lo specchio incrinato in cui mi sono visto e la lavatrice sulla cui sommità stava una pila di giornali sotto la cui sommità stava nascosto lo specchio.
Già che c'ero, visto che avevo fatto presto, mi sono anche inventato l'interessante articolo che ho letto.
Poi, alla chetichella, son tornato alla realtà e ho usato lo specchio sotto i giornali per farmi finalmente la barba.

Il ragazzo cliché

Questo ragazzo di cui voglio parlare esiste sul serio, altrove da qui, ma c'è: lo giuro. E' piccolo, tarchiatello e pelosetto, al centro delle attenzioni sue e degli altri in qualunque modo possibile e se non lo è, fa in modo di esserlo. Anche quando è altrove.
Dal canto mio, mal sopporto questo tipo di violenza sulla coscienza e, piuttosto, mi attrae più ciò che di bello ed eccitante c'è nel silenzio raccolto di un ne caghè pas. Vero o fittizio che sia, va' a saperlo. A volte non si ha semplicemente il tempo di scoprirle, certe cose.
Si diceva che questo ragazzo non ama granché ma sembra molto amato; la sua compagnia viene addirittura lesinata, ci si lagna se c'è e ancora di più se non c'è. E' una persona reale eppure è molto meno che uno dei miei personaggi, perché è vittima di sé stesso, della sua storia e delle sue ragioni. E' una finzione sempiterna, un cliché vivente, non possiede spessore perché è così che è e che desidera essere.
Ma sottosotto, è un sollievo sapere che non c'è il giullare intorno. Si fa meglio, si conosce meglio, si conquista meglio, si pensa o parla meglio se non c'è lui a fare il pagliaccio. Tutti lo sottendono, qualcuno sottosotto lo dice pure. Ma il ragazzo cliché è buono solo quando c'è da divertirsi tutti assieme, e cioè una piccola frazione d'una piccola giornata. Per il resto, si cerca di godere da soli ed in due. Perché checché ne dicano bontemponi e filosofi puzzoni, una risata in cento è gioia moltiplicata ma un bacio sotto le lenzuola batte tutte e cento le risate, i bontemponi ed i filosofi messi insieme. Al massimo sono coadiuvanti, ecco, come lo sciroppo.
Desideravo conoscere il ragazzo cliché, davvero, perché mi incuriosiva l'alone di vocerìa vagamente leggendaria che lo circondava. Ho scoperto che non è molto più di ciò che appare, non è complesso più di altri e non conosce altra luce che quella della sua ribalta.
Ed è strano che tutta questa storia, che sembra contribuire a osannare quella celebrità, in realtà parli di tutt'altro, nascosto nell'ombra e riparato dall'occasione che non torna, che fa pensare e che lascia sulla bocca lo strano sapore del dubbio.
Vedi? E' pura, piccola celebrità. Ne parli con parole piccate e vistose ma poi, alla fin fine, il ragazzo cliché resta ammonticchiato là insieme alle riviste polverose che non sfoglierai mai più, assieme al boa con le piume di struzzo e al resto del ciarpame che aspetta una ragione per essere gettata via.
Il resto, no. Resta.

Super aW

aWilito è diventato vittima, demiurgo e personaggio di troppi racconti, troppo incasinati e troppo non lo so neppure io cosa, però era sicuramente troppo.
La cosa più importante, però, è che ora non sono più uno qualunque.
Io sono aW.
(come pikappa, che paperinik fa tanto fumetto polveroso del babbo che qualcuno conosce ma che nessuno si caga)

Il portolo sentasferico

In un crastello pieno di sderganti, i beffelli solevano accordellare un piccolo portolo. Era tanto piccolo e pestolo che lo chiamarono il picoportolo,o portolo sentasferico. E' evidente a tutti il perché.
Un giorno accadde che La cazzarella del crastello si mise a cuttello perché era gravemente argamata. Picca e picca, piccò il piccolo portolo sentasferico nella sgnuffa del  grancrastellano, intento a limnare col pestolo ammanìto.
Lo scregno e la gastrezza si intimonirono della cazzarella del crastello, che oltretutto era anche la percana più sirente.
Furono convocati al dunque miscosti, pelvelli e puzzommi, affinché potessero secorare e disticciare sull'evento, ma soprattutto fu telato il mistatto.
Solo che la cazzarella non aveva fatto i conti con la sfoltura: il piccolo portolo si mise a centerbinare tutti i vacilli del crastello, così che ora i miscosti sapevano dei puzzommi ed i pelvelli sapevano tutto di tutti gli altri.
Fu quindi decultato il cescio e tutti furono piuttosto spiccati nel piccare la tastione.
La morale di questa storia è chiara: non spercolare il tavino nel vicone. Neppure con un portolo.

Il tizio degli Stati Uniti d'Africa

Il tizio degli Stati Uniti d'Africa non aveva mai amato la letteratura.
Questo perché la letteratura, da sempre, si occupa solo di fatti simbolici e importanti, amori eterni e inconciliabili, guerre sanguinose e potere, grandi commedie e tragedie. L'universale non lo affascinava, perché non vi aveva mai creduto, neppure un po'.
Una casa modesta, un amore sincero, un piccolo gruzzolo e un cospicuo numero d'amici; questo sì, lo muoveva intimamente. Niente di impossibile o inavvicinabile per chiunque, avendone il tempo e la possibilità.
Il tizio degli Stati Uniti d'Africa riteneva giusto lottare per la conoscenza, la verità, la giustizia e la salute: tutte cose che stanno sui libri di storia, non nei romanzi e nell'inverososimiglianza. E si domandava come si potesse anche solo immaginare di dover lottare, per ottenere conoscenza, verità, giustizia e salute; semplicemente le pretendeva. E credeva che se chiunque altro le avesse pretese, non sarebbe stato necessario nient'altro, neppure una goccia di sudore.
Gli Stati Uniti d'Africa non esisteranno mai, tuttavia quel tizio vi apparteneva da sempre.

Gli stronzovirus

I miei virus sono atipici e assenteisti.
Lavorano solo al weekend, se se ne ricordano, e ora a quanto pare stanno in vacanza.
La scienza medica dice che non è possibile che quel virus compaia prima qua, poi là, a cadenza settimanale o quando gli gira. Oltetutto, stando alle mie cattive letture (l'enciclopedia medica), dovrei contorcermi tra dolori laceranti e pustole ributtanti.
Io al massimo mi grattavo.
La conclusione è che non sono virus, e che quindi devo stare tranquillo e soprattutto evitare di rompere le palle ai dottori durante i weekend che stanno al mare e il cellulare si insabbia tutto, a rispondere di continuo.
Ma io lo so. Sono virus dispettosi e fedifraghi. Lo fanno apposta perché altrimenti non farebbe ridere.
E la mia vita assomiglia molto a una sitcom. Anche a livello molecolare.

Il ragazzo pesce

Il ragazzo pesce ha deciso di voler essere malato. Gravemente, se possibile.
Ma non gli riesce neppure un po' perché ha la boriosissima classe medica - e la ricerca - contro: insistono che stia bene e qualunque cosa fosse stata, è guarita.
Ma si domanda, come potrà mai guarire se prima non accettano la sua malattia?