Il Rag. Tartaglia amava incalcolabilmente prendere per il culo il Dott. Ghezzi perché abita in un palazzaccio dimesso e grigio proprio esattamente precipuamente davanti al cavalcavia della tangenziale. Coglione, gli diceva, ti sei fatto fregare con quel cesso di appartamento, e l'hai pagato pure una fracca! Che culo, con la cucina che da direttamente sul tubo di scappamento della gente. Quando friggi, gli diceva, quando friggi le olive ascolane fai meglio a schiaffarti con la testa nella padella, metterti su un asciugamano e tirare a pieni polmoni, piuttosto che aprire la finestra e prenderti lo smog!
La creatura mitologica domestica
Così parlò aWilito alle 19:52 Tags amore, delirio, personali, polemica, racconti, vita vissutaLa creatura mitologica domestica, mezza amore e mezza testa di cazzo, ha deciso che deve appendere una palla di natale al capezzolo di un gorilla. Non era esattamente questo il suo intento, ma a livello di inutilità più o meno stiamo lì. Non accetta consigli, e se li accetta fà l'esatto opposto di quanto chiediamo, fa danni e tiene casa incasinata per giorni. Avanza, arretra, spinge, tira, smonta e rimonta, lasciandosi alle spalle roncole rugginose del '700, canopi d'alabastro e l'autentica elsa della daga di Shamashshumukin che stava sepolta nell'armadio proprio perché non finisse in mezzo alle palle assieme al resto del nostro benamato ciarpame.
Non sono diventato più grande né quando sono andato via di casa, né quando ho acquistato la mia prima automobile, e neppure quando ho preso un impegno per la vita.
Una volta nella storia, uno ha detto addio al pianoforte.
Vendo il mio computer.
Più la carriera e gli agi del reo censore si facevano grandi e le sue conoscenze importanti s'accrescevano, e più sentiva repulsione per tutta quella corte, fatta dei servili funzionari d'un regno corrotto e stantio. Si ravvedeva che oramai le svolte della storia provenivano da capricci, favori e predilezioni ingiustificate di uomini meschini, senza grandi significati sotto, né idee. Ecco perché da parecchio tempo provava ammirazione spassionata per le cose oneste e alcune persone sconosciute.
La donna di ossidiana nasce dal fuoco, dalla passione incontenibile e dal caos, ed è questa estrazione che l'ha resa com'è. Spesso è dura, insopportabilmente pesante e dalle opinioni così compatte che è impossibile scalfirne anche solo la superficie. La sua è una bellezza strana, scura come torba, che brilla di riflessi improvvisi ed ammalianti, e poi torna subito al solito nero impenetrabile e fondo. La sua risata è tagliente e precisa come una scheggia, e anche quando ama lo fa sempre a modo suo, assecondando le proprie screziature più profonde, e questo l'ha allontanata irrimediabilmente da alcuni cui continua ostinatamente a tributare quel suo affetto di lava e roccia. Diciamo la verità, a volte piega un po' la realtà a proprio gusto ed esigenza, ma anche a questo non c'è rimedio, perché la sua coscienza ha un peso specifico così grande da distorcere lievemente la percezione di chi le sta attorno, e basta allontanarsi un po' per constatare ogni piccola contraffazione.
