Meno hai da fare, e meno voglia hai di fare.
Oggi, con 'sto raggio di sole che entra e i ritmi da conta delle pecore, ho una media di due sbadigli ogni cinque minuti.
E comunque, la buddità passa anche per queste quisquilie.
Dice il saggio
Così parlò aWilito alle 10:39 Tags brevi ma intensi, lavoro, pensieri sparsi, personali, zenVedete quella sottile striscia di sabbia candida tra i due isolotti?
Ecco.
Tra due mesi sarò appozzato proprio là, per un giorno e una notte.
Fateci caso, c'è un impercettibile pixel moro sulla battigia. Se ingrandite la foto, si vede un tizio a quattro di spade sulla sabbia, arenato come una megattera in attesa che i gabbiani lo divorino.
Sono io: solo che io, a differenza della megattera, avrò la birra in mano.
Le ellissi della partenza
Così parlò aWilito alle 10:58 Tags delirio, personali, viaggi, vita vissutaUn biglietto aereo.
Non ce l'ho ancora neppure in mano, ma sono già là con l'anima, a barcamenarmi tra conversazioni grottesche fatte di gesti ed il loro inglese ingobbito, ad evitare i rami della mangrovie con la jeep, a ripararmi dalla canicola infernale sotto una palma, magari attaccato avidamente ad una birra gelata, mentre contemplo le stranezze di quella gente e ripenso con nostalgia alle nostre, ma anche no.
Una mappa sporca di terra e riso, appallottolata da qualche parte, gli odori di una cucina dolciastra e sofisticata, il languido far niente di un'isola che a chiamarla isola si fa peccato: semmai, sono due sputi di terra imboscata collegati da una striscia di sabbia bianca tra acque turchesi.
E poi il trambusto, il traffico scomposto, le luci e le urla, l'alternanza di hotel extralusso con troia in camera e le case dei poveracci, la grandissima dignità che pervade ogni cosa, l'industria e l'operosità di chi si ritaglia un pezzo di futuro tirando su muri e impastando la malta.
E c'è ancora tutto da organizzare, il calendario da discutere e scomporre e ricomporre, le decisioni da prendere, gli altri voli da cercare, e le creme solari da ordinare, e mangia tanta frutta e ricordati il bifidus (a chi lascerò i miei bifidi activi?) e il lavoro mi scorre sulle dita come aria. Non ho voglia di fare niente, solo di almanaccare ancora un po'.
E il biglietto aereo, quello non ce l'ho ancora neppure in mano.
E' normale che la dolce metà faccia scenate di gelosia per un MacBook Pro?
Non lo so, e ora non ho tempo di occuparmene. Devo giocare con il pupo nuovo.
Sarà pure primavera inoltrata
Così parlò aWilito alle 11:55 Tags brevi ma intensi, cazzate, cosmogonia, delirio, pensieri sparsi, vita vissutaMa mi sa che nessuno si è ricordato di avvisare il Padreterno.
Bah.
La blog-girl ultracompatta
Così parlò aWilito alle 12:16 Tags delirio, polemica, racconti, scienze curiose, tecnologiaLa blog-girl ultracompatta ha iniziato a scrivere posts sui blogs per personal entertainment, come una sorta di sfogo o (in italiano moderno) di daily diary sulle proprie personalissime ed adorabili fisime. Sin dal Day One, in un mondo che adora Grandi Fratelli, struccatissime isole e voyeurismo catodico, lei ha saputo subito integrarsi alla perfezione, vendendo ogni giorni un pezzetto di se stessa e autoproclamandosi Big Sister, vestale del blogging e Dea di un sacco di cose.
Al mattino, prima ancora di alzarsi dal letto ed andare al bagno a pisciare, ha già in mano il suo iCoso attraverso cui scrive di essersi svegliata; se lavora, scrive a quale interessante/ iperbolico/ avvilente/ entusiasmante lavoro sta lavorando (mistero su come si riesca a lavorare e contemporaneamente scrivere di farlo), e se si cimenta nella preparazione della torta Cameo con una mano regge il frullino e con l'altra scrive della Sacher torte multipiano termoautonoma che sta edificando. Tanto su Flickr fai vedere l'angolo di un tegolino Mulino Bianco e tutti se la bevono.
Il problema, tuttavia, è che a lungo andare la realtà stroppia e scassa la minchia anche a quegli insanabili drogati di vita che, conducendo un'esistenza mediamente scialba e piatta, amano sfogliare le pagine delle vicende altrui. E così, all'improvviso, la parabola che segna la distanza tra fiction e reality (la realtà è tutta un'altra cosa, e si può raccontarla anche con una storia che parla di cose e persone inesistenti) si allontana sempre più drasticamente dal vero, dal ricordo e dal passato; finisce in altre parole per fondersi con l'invenzione dell'immagine di sé, quella che è nella mente dei lettorivoyeur, quella pubblica. Ma anche quella tristemente più artificiale ed edulcorata, più distante ed irriconoscibile. Una finzione in cui ogni piccolo difetto viene dosato con estrema cura, e somiglia sinistramente ad un velato incensamento.
Non è che ci sia qualcosa di sbagliato nella blog-girl ultracompatta. E' che alla fine, rischia col credere anche lei alle cose che scrive. E questo, per chi le vuole bene, è intollerabile.



