Vaniloquio sul digitale

Lo ammetto, ci sono alcune tecnologie cui metà delle mie gesta più brillanti debbono tributare onori e allori. Se non ricordo dove ho messo qualcosa, ci pensa il Mac a ritrovarla per me. Se ho un impegno di lavoro o un compleanno, Mac e cellulari trillano, vibrano e zompettano precisi come orologi svizzeri e meticolosi come segretarie (sempre svizzere). Se non ricordo esattamente cosa ho letto e dove l'ho letto, posso scorrere visivamente all'indietro nel tempo tutto ciò che ho visto fino a ritrovarlo, e parimenti allo sciamano rievocatore d'anime, ho facoltà di recuperare monadi di canzoni o di foto, perdute e distrattamente gettate via.

Ed in tutta questa somma maraviglia, qualcuno mi spiega perché pure la macchina non mi vibra ogni cinque mila chilometri per il cambio d'olio? E perché il bollo, l'assicurazione, la revisione, il bollino blu, la manutenzione ordinaria e la manutenzione straordinaria non sono mai eventi sincronici, che poi ci scordiamo tutto? Tanto, gli appunti non servono (dimentico di guardarli), il computer non serve (non può mica contare i kilometri) ed ha fallito pure il metodo per delega (sono due mesi che ripeto mi ricordi di controllare l'olio, mo che scendiamo?).
Non c'è niente da fare: in un mondo sempre più digitale, la mia (mezza) macchina è e resta tristemente analogica.

Ma si può? Tragedia personale delle infradito

Era una cena importante, non perché fosse mondana o di lavoro, ma perché per me era importante prendervi parte in modo impeccabile e brillante.
Per l'occasione, sono andato dal barbiere, mi sono fatto le unghiazze, ho scorticato i piedi (che a forza di camminare scalzo, d'estate si fanno una chiavica), ho fatto le sopracciglia, la doccia col bagnoschiuma ai ferormoni materni (utili per rimorchiare le suocere), i gargarismi con l'Elisir del Piacione® e comprato una bottiglia di Chateau d’Yquem del 1787 per titillare le papille degli ospiti.
Poi arrivo là, saluto, e non mi accorgo di aver messo due infradito diverse? Ho continuato a bestemmiare sommessamente ma con stile i sessanta minuti successivi. Poi, per fortuna, una lunga tovaglia impietosita ha coperto la mia indicibile vergogna per il resto della serata.





Tra un giorno in questa casa

Tra un giorno, in questa casa, note agognate ed adamantine torneranno a tormentare gli orecchi dei vicini scassaballe, ed il dio della musica, del cazzeggio e dell'improvvisazione sarà nuovamente il benvenuto. E mentre il fauno già freme e zufola qualche diesis, io attendo con brama di mettere tutte e dieci le dita sui tasti del nuovo arrivato con gli accordi più poderosi che la natura possa permettermi.
Domani farò un bordello della madonna.

Il mescoluzzolo

Il mescoluzzolo è un mansueto pescetto che vive nel Mediterraneo, si ciba di di sgnaffi e oloturie, e possiede la sorprendente capacità di prendere la forma di qualunque pesce desideri, purché compreso nell'intervallo dalla o di orata alla t di triglia. Una volta che ha mutato la sua forma, è praticamente indistinguibile dall'originale tanto nella consistenza delle carni che nel loro sapore, sia nel fritto di paranza che al cartoccio, ma nessuno lo ha mai visto nelle fattezze originali di mescoluzzolo.

E' opinione di alcuni luminari (pescatori, biologi e cuochi) che la sua lisca sia più coriacea e infingarda dei pesci che imita, e che per questo motivo se una spina ci va di traverso o si incastra tra i denti, a cena abbiamo mangiato un mescoluzzolo, e non il rombo al forno da ottanta sanguinosi euro che avevamo ordinato.
Pare oltretutto che un alimentazione ricca di mescoluzzoli sia alla base di alcuni deleteri cambiamenti nel comportamento degli essere umani, che a lungo andare tenderebbero a mutare all'improvviso opinioni, strategie o inclinazioni politiche, più che la forma. Tale curioso effetto sarebbe difficile studiare, data la sua stessa natura, ma parecchi eventi nella storia, cultura ed informazione del nostro paese lasciano presagire una presenza di mescoluzzolo nei nostri mari superiore alla media.

Stralcio di articolo tratto da Ficus Extra, illustre mensile dedicato all'informazione scientifica in vendita in tutte le edicole di un universo parallelo al nostro e distante duecento mila xζ+T Prosec.

Sono una persona molto accomodante

Domani è uno di quei momenti in cui dovrò scegliere tra male e peggio e, visto che al peggio non c'è mai storicamente mai fine, meglio scegliere subito il male così ci togliamo il pensiero e tanti saluti.
Dopotutto, sono una persona molto accomodante quando non sono ottusamente intransigente

Mentre alcuni di noi fanno acquisti folli, altri vengono convocati dall'Ordine (dei biologi, non della Fenice), e mentre alcuni di noi aspettano un bambino (in verità lo aspettiamo un po' tutti, da bravi simpatici simbionti quali siamo), altri fanno testa o croce col destino (e col profilattico) per vedere se la sorte è più convinta di loro; e così il tempo passa, tutto muta ma niente cambia veramente. Cagacazzi ed eterno indeciso ero da bambino, e cagacazzi ed eterno indeciso sono oggi, durante una partita ai Coloni di Catan in cui ho perso ignominiosamente, lamentandomi delle carte che non escono e tutto il resto. E al tavolo con noi, grandi e svezzati, c'era mio fratello che ci ostiniamo a chiamare Gnocco come quando era un pupetto, e che oramai ha vent'anni suonati e un altro po' si sposa. E' semplicemente un miracolo che si sia ancora noi stessi nonostante il lacerante evolversi delle cose.

E non saremmo qui se non fossero accadute un paio di botte di culo, qualche idea assurda, un po' di improvvisazione e innumerevoli, portentose scornate. Lo dico sempre: bastava che quel giorno a mia madre, mentre sbucciava le patate per la caponata, non fosse venuto in mente di dire "Perché non chiami Carlo" che la mia vita avrebbe preso una piega del tutto diversa, e di certo non m'avrebbe portato qui. Capite che roba? "Perché non chiami Carlo". Una frase innocente, senza effetto pratico e apparentemente innocua per chiunque. Tranne che per me. Per me, quel "Perché non chiami Carlo" ha avuto talmente tante conseguenze da lasciarmi senza fiato solo a pensarci. Come fa una cosa tanto piccola ad essere artefice di tanti destini? Eppure oggi non ci sarebbe questa casa, né il nuovo pianoforte, né i tanti nipoti ma neppure i simpatici simbionti; non ci sarebbe il lavoro che faccio, né la partita ai Coloni di Catan con Gnocco, né l'Ordine dei biologi, né tutto il resto.
La vita è enorme e si dipana per molte vie, certo, alcune oscure, altre di cui abbiamo (o crediamo d'avere) il controllo. Però ci sono alcuni punti chiave, alcuni budelli come crune di ago in cui tutto si stringe e passa a fatica, in cui non c'è la solita moltitudine di scelte, possibilità e mezzi, in cui si può agire o omettere d'agire. Punto. A volte si può solo dire sì o no, prendere o lasciare, dare retta ad una donna che ha un'idea improponibile mentre fa la caponata, o lasciare che il tempo segua il suo corso.
Può sembrare assurdo che uno dei momenti più importanti della mia vita sia stato benedetto dai semplici preparativi della cena e della mia più assoluta noncuranza. Ma è così che sono andate le cose, ed è così che mi piace siano andate.
Alla faccia della Teoria del Caos.

Spese folli delle ultime ventiquattr'ore

Venghino signori, venghino: siamo in vena di spese folli.

Pianoforte nuovo (ché l'altro è ufficialmente cosa del dio della musica), iPhone 3GS e due Wii Motion Plus in meno di ventiquattr'ore.
Alla faccia della crisi e della recessione, ho deciso di prendere in mano la situazione e risollevare l'economia nazionale.
Tutto da solo.