Sembra strano, e a riguardo carte bollate e ceralacche non dovrebbero mentire mai; ma talvolta anche la carta non spiega tutto. Quella casa è lì da soli quattro anni. E' una villetta anzi un immobile, come lo chiamano i leguleii, con vani, corti annesse e altra roba che mi dicono graffata. Va' a sapere: io di queste cose comprendo solo che costano tanto, tanto care.
Poi c'è la nostra casetta, quella che abbiamo sempre sognato. Quella col giardino, il gazebo e le cene estive con gli amici, il cazzeggio pomeridiano al sole, la brace nel caminetto, io che spignatto mentre la dolce metà conduce le sue solite attività perniciose, con la sola differenza che ora avrà due piani e due giardini da incasinare.
Checché ne dicano atti e pergamene, è lì da sempre. Aspettava che gli intrecci del mondo ci portassero da lei e, nel momento in cui l'abbiamo vista, abbiamo subito riconosciuto l'intesa. E' circondata dai lauri, ma non è solo per questo che si chiama Casina dei Lauri; il suo passato, folto e misterioso come tutte le mie personali cosmogonie, è intriso di avvenimenti straordinari ed elfetti bonari -i Lauri, per l'appunto-che una strega salentina ha portato con sé dalla Grecìa. E' un passato nato nel momento in cui l'abbiamo scelta tra tutte le case del mondo, ed ora è diventata reale.
Perché ora ha un nome.
Benvenuti alla Casina dei Lauri
Così parlò aWilito alle 12:46 Tags Casina dei Lauri, delirio, raccontiVado, compro casa e torno.
aW
(oggi ho il rogito e non ho resistito :P)
E' tantissimo che non scrivo più sul blog, ed ogni nuovo giorno i sensi di colpa si assommano a quelli del giorno precedente. Ho aspettato di trovare le parole giuste per farlo ma ora, mi rendo conto, uno straccio di giustificazione dovrò pur darlo.
Da principio questo blog era un teatro praticamente vuoto, fatta esclusione per me e i miei deliri ingigantiti dall'eco; poi, è arrivato un piccolo gruppo di fan e amici affettuosi e così è stato fino ad oggi: loro sono diventati il mio pubblico. Ma nascosto nell'ombra c'era qualcun altro, l'autore, il me medesimo, l'inner eye. Insomma, aW in incognito.
Credevo di scrivere qui per gli altri, e invece lo facevo per me; ho capito che mittente e destinatario, per una volta, coincidevano. Ero la mano che dettava i caratteri e l'occhio che li leggeva, la verga che vergava e lo stelo che stelava. Va bè, il succo è chiaro.
Volevo scrivere, avevo tanto da dire, e una lunga strada da percorrere. Poi, semplicemente, credo di averla imbroccata, un po' più a culo che per altre ragioni, ma l'ho imbroccata. Non è che non abbia più niente da dire -per quelli come me la lingua è l'ultimo organo a crepare-, è solo che non ne ho semplicemente più il tempo. Tra i post della mattina e gli articoli pomeridiani, di parole scritte ne pubblico anche più di quanto avrei mai immaginato possibile, e sono contento. Contento di fare ciò che mi piace e che mi riesce meglio, ma soprattutto contento di raggiungere un uditorio, sul Web così come su carta stampata, cui poter consegnare le idee in cui credo profondamente. Certo, non è drammaturgia, né politica e neppure letteratura. Ma sono io, questo è poco ma sicuro.
Che fine farà aW.blog? Non ne ho la più pallida idea, ma di sicuro non morirà. Forse tornerò a scriverci saltuariamente, o forse mai più: non lo so e non lo voglio sapere.
Questo posto è stata la mia bussola, il mio diario tragicomico, e certe cose sono come il primo amore: spezzano il cuore ma non si dimenticano mai.
Ed è bello che, per annunciare l'astensione dalla scrittura, io ne scriva. Sa di nuovo inizio, come nelle cosmogonie cicliche, quelle di Ptarr figlio di Kmerr in cui alla fine tutto torna com'era in principio. Un principio in cui non c'era nient'altro che questo teatro vuoto dalle infinite potenzialità.
E io adoro gli inizi.
Gelmini, tagli e altre porcate
Così parlò aWilito alle 12:23 Tags bastardo dentro, delirio, polemica, politicaChe la Gelmini fosse la donna più anelata d'Italia, si sapeva.
Nel senso che la cercano tantissimi studenti incazzati e le loro mamme, per sputarle personalmente nell'occhio quello che pensano di lei. Ma lasciamo correre.
Ora, mi tocca leggere che il tribunale della Spezia ha condannato la decisione della Gelmini di ridurre le ore di sostegno poiché ciò appare in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione che promuove la piena attuazione del principio di parità di trattamento. Coi mega-tagli del ministro, insomma, viene leso il diritto del disabile all'istruzione.
Ora possono accadere due cose:
1. I soliti noti inizieranno a dire ah, basta con i giudici politicizzati che cambiano il lavoro del governo, l'Italia è stufa di queste intromissioni antidemocratiche intese a sovvertire il voto dei cittadini e bla bla bla bla bla, viene il voltastomaco solo a sentirle, 'ste storie.
2. Qualcun altro dirà la verità, e cioè che il vero voltastomaco semmai lo dà un ministro che riesce a legiferare su una materia senza averne la minima conoscenza e in spregio alla costituzione e alla legge ordinaria.
E' ovvio che non sia facile trovare un compromesso che riduca le spese e al contempo migliori l'efficienza, e va da sé che tagliare indiscriminatamente tutto -in confronto- sia una passeggiata. Ma per quello bastava un buon ragioniere a milleduecento euro al mese. Altrimenti mi dite che cazzo ce l'abbiamo a fare, un ministro per la Pubblica Istruzione?
Sofferenze da debutto dell'iPad
Così parlò aWilito alle 11:19 Tags lavoro, personali, tecnologia, varieAggiornamento di servizio.
Oggi aW soffrirà in fila assieme ai malati di mente che hanno dormito fuori dal centro commerciale di Roma Est per accaparrarsi un iPad. Motivo della mission impossible, intervistare, filmare, fotografare e portare a casa il live internazionale di Melablog.
Soffro con quella povera gente ma, a differenza loro, io torno a mani vuote e senza iPad.
La vita è talmente crudele, alle volte.
Lo shock da acquisto prima casa
Così parlò aWilito alle 11:20 Tags amore, delirio, personali, vita vissutaSono giorni che la dolce metà è inquieta: scartabella i contratti nervosamente, ricontrolla che la documentazione sia a posto e, se potesse, prenderebbe la tizia della banca, la inchioderebbe alla sbarra con domande à la Matlock e le intimerebbe di giurare sulla bibbia, tanto per essere sicuri che scuciono davvero 'sti soldi. Anche perché, con un mutuo tanto piccolo, se qualcosa va storto ci rimettiamo solo noi. Sai com'è.
Ma i sintomi sono inequivocabili, il malessere evidente: lo shock da acquisto prima casa non passa inosservato neppure a chi, una casa, non l'ha mai comprata.
Talvolta, nottetempo, spio di nascosto la preoccupante metà intenta a sfogliare compulsivamente le fotocopie degli assegni staccati fin'ora; un'operazione lenta e ripetitiva, in qualche modo reminiscente del pettinare le bambole. Ci mancava solo che dicesse il mio tesssoro, e giuro che avrei chiamato lo psicanalista.
Ma questo è niente niente rispetto a ciò che ci aspetta oggi, quando andremo in banca a farci fare i super-mega assegnoni knock-down per il compromesso, quelli che si richiedono direttamente con l'ago in vena. Spero che regga alla pressione, anche se intimamente temo che possa aggredire la tizia allo sportello (ladra ridammi i miei soldi) o che subisca gli effetti di una crisi anemica per l'esborso. Stasera preparo un album dei ricordi con le fotocopie degli assegni, sperando che basti.
Ognuno ha i suoi rapporti morbosi preferiti, chi con facebook, chi con l'iPad.
Io cel'ho col MacBook Pro.
Per dire.
