Un pensiero molto politcally-scorrect

Ora che è sono arrivate la calamità anche al Nord, i leghisti all'improvviso hanno iniziato a fare gli stronzi al contrario. Prima pretendevano la secessione, ora i soldi, altrimenti non pagheranno le tasse.
Qualcuno informi il Sig. Zaia che li aiuteremo né più e né meno come sono stati recentemente aiutati abruzzesi e campani: a cazzo di cane e per scenografia. Se sono particolarmente sfortunati potrebbe salire su persino Bertolaso.
Ah no, aspetta, può essere che a loro vada meglio. Dopotutto questo governo sta per cascare.

Qualcuno glielo spiega

Qualcuno glielo spiega ai leccaculo del Premier che avere un'idea del cazzo e rivendicarla con convinzione non la trasforma automaticamente in un'idea decente?
Con illimitata gratitudine,

aW

L'allassofallo

L'allassofallo è un oggetto, un cazzabubbolo, un dispositivo che muta perennemente la propria forma e funzione, a seconda di chi lo possiede di volta in volta. Generato dal caos e dell'opportunità, l'allassofallo nasce nella neutralità e nella potenza d'essere per poi trasformarsi in qualcosa di determinante per ognuno di noi. E poiché le necessità sono tante e varie quante le persone che esistono, ogni volta che uno di quei marchingegni passa di mano muta dentro e fuori, sino a diventare irriconoscibile al suo stesso possessore.

Riconoscerne uno è semplice nella forma, ma quasi impossibile nella sostanza.
Per definizione, l'allassofallo viene offerto da qualcuno (spesso interessato) sempre nei momenti di particolare crisi, e assume sovente la connotazione del deus ex machina, di una soluzione facile, di una scorciatoia o un aiutino insperato. A quel punto, per smascherarlo occorrerebbe semplicemente rinunciarvi, e magari tentare di risolvere i problemi seguendo la strada corretta, che è sempre quella più impervia. E allora, si dissolverebbe all'istante manifestando con ciò tutta la propria insussistenza.

Il problema è che non lo fa quasi nessuno, me compreso. Ed ecco perché, dopo l'invenzione della ruota, l'eredità più grande che lasceremo ai nostri figli è un maledettissimo allassofallo. Una bella fregatura.

Elegantemente a tavola

Cena con suoceri et familia al seguito.
Esterno: amena località tra via consolare e campagna romana di virgiliana parvenza; interno: luce volumetrica rosa salmone, stucchi, enormi quadri floreali un tanto al chilo che pendono dalle pareti, e in fondo alla sala da pranzo un monumento al camino che poteva accoglierci tutti. E invece, abbraccia braci che ghermiscono il porco, il maialino da latte, il simbolo del ristorante. Che infatti è sardo.
Già all'entrata, scena da Totò e Peppino. Il tizio in divisa che fa da spartitraffico spartigente parcheggiatore e maggiordomo ci invita a entrare tra svolazzi di s'accomodino e arabeschi di pregosignori. Noi, che da cafoni quali siamo ci domandavamo se fosse un abusivo e se avremmo dovuto versargli l'obolo, ostentiamo sicumera ma sottosotto stringiamo il borsello.
Una volta all'interno, un nugolo di camierieri disneyani inizia a vorticarci attorno e ci denuda di cappotti e borse. Che classe signora, prego signori, che eleganza il signore, orsù vieppiù charmante. Non c'entra un tubo, ma forse ci tenevano tanto a farci sentire nababbi.
Se i signori vogliono seguirmi al tavolo, elegantemente.
A parte che quello è evidentemente il nostro tavolo, dentro friggo al pensiero di sapere come ci si avvicina elegantemente ad un tavolo. O forse, comprendo meglio mentre la serata scivola tra gli antipasti, elegantemente è solo una interiezione. Tipo cavolo!, pofferbacco!, caccapuzza!, solo meno prosaico.
Non è chiaro come accada, fatto sta che delicatissimi piatti si materializzano davanti a me, e il mio calice è sempre pieno di buon vino rosso, di quelli che sporcano il bicchiere e mettono le ali tipo redbull. Lo sformatino di melanzana al lardo di colonnata e tartufo, la carta da musica appena fatta, la mortazza (traduzione per polentoni: la mortadella) fritta col miele, e i pecorini dolci, e quelli stagionati, e le stille di scamorzetta col lardo di colonnata scottate al camino, e i cosi che chiama brunoises di cui ignoro origine e preparazione. Quando mi presenta i fleurs de courges avec poisson e mosarèll tutto finalmente è chiaro. Questi prendono per il culo e cucinano pure benissimo.
E vai di meravigliooosa trilogia di gnocchetti sardi serviti nella forma di pecorino, eccezionaaale maialino al forno croccante (la cui digestione è tutt'ora in atto), un elegaaante ciuffo di chicorée sauvage ripassé, e poi dolci curiosi e ipercalorici, nonché l'immancabile mirto.

Scommetto che vi è venuta fame.
A me no. Io sto ancora digerendo.
Vado a farmi un'altra tisana al finocchio.
Buona vita.

Vuoti a perdere

Alcuni di loro sono vuoti come putti di gesso: c'è più anima in una fagiolina del Trasimeno che in tutte le fibre del loro corpo. Servi per vocazione e proni per scelta, non servono a nulla che abbia un significato importante. Anzi, nella loro visione delle cose solitamente elevano a Storia ogni rigurgito della propria patetica esistenza: e come fai a sopportarne la mediocrità ed il lassismo quando se la sono cercata? E come fai a perdonarli se sono pure spocchiosi?

Ma la colpa più grande di tutte è probabilmente la loro insussistenza; nascono come pedine segnaposto su di uno scacchiere infinitamente più grande di loro e che ignorano. Sono masse di bellissimi gingilli di vetro intercambiabili e privi di vero amor proprio. Non è soltanto ignoranza e abbrutimento che li ha contagiati, è proprio che sono convinti di fare a sufficienza ovunque sia necessario.

Ma il vero imbroglio è quando qualcuno meno narcotizzato di loro si accorge di come funzionano le cose e se ne serve per il proprio tornaconto. Dispone di quei poveretti come meglio crede, e non soltanto ne sono contenti, ma lo rivendicano pure.
E allora ci vuole così tanto coraggio per rubarli all'orbita del nulla in cui gravitano, che a noialtri passa la voglia, per non dire l'entusiasmo.
Mica uno è eroe, solo perché ci vede meglio di un altro.

FDM, ovvero fuga dal mondo

Sono qui ma non ci sono.

Mentre lavoro, rileggo otto volte ogni frase perché il rischio di scrivere boiate è superiore alla MCG (Media di Cazzate Giornaliere, concessa a norma di legge) e poi va' a finire che i miei lettori -specializzati in SMC (Scassamento Maroni Collettivo, propaggine parasindacale molto diffusa nella blogosfera)- inizino a rompere più del solito sul font nel titolo non a norma col piano regolatore di Roma, o perché l'argomento trattato è contemporaneamente stupido/inutile/utilissimo/di parte/generico/troppo specifico/troppo pro-Apple/troppo anti-Apple. 
Giudizi che solitamente arrivano da più parti sulle medesime parole, e che dimostrano un fenomeno che non comprenderò mai, vale a dire la propensione del pubblico verso sfumature che non abbiamo mai inteso scrivere, a discapito delle enfasi volute ma passate inosservate.
Sarà colpa della SRC, la temutissima Sindrome da Rincoglionimento Catodico? O magari è solo che la gente, sottosotto, è un po' rompiscatole. Va' a sapere.
Di buono c'è che tra qualche ora mi aspetta una fuga dal mondo in una SPA sul Trasimeno che promette di sciogliere ansie e preoccupazioni tra i vapori di un intimo hammam e le bolle di una invitante vasca idromassaggio.

Non so esattamente cosa si nasconda dietro la parola SPA, ma nella mia personalissima declinazione l'acrostico è molto evocativo: Solo Principalmente Sesso. E ci rivediamo lunedì.
Buona vita.

Non c'è niente da fare

Non puoi sbagliare, se tuffi trofiette fresche in un freschissimo pesto siciliano fatto al momento col basilico appena colto, la ricottina biologica e l'olio di frantoio. E come fa a venire asciutto un generoso taglio di girello se lo cuoci né troppo né poco in tanto latte fresco, speziato appena di ginepro? Ristretto quel tanto che basta, ti fa un'amabile salsetta che se abusata dà assuefazione e fa cambiare parrocchia pure ai vegetariani.
E che dire dei delicatissimi involtini di melanzana gratinati e bagnati appena in un sughetto alla pizzaiola che fa della modestia la sua virtù? Con una cena così manca solo un bel Chianti riserva speciale ad irrorare il tutto, e la perfetta conclusione d'una preziosa millefoglie alla chantilly imperlata di gocce di cioccolata che non ho resistito e me ne sono fatto fuori un'altra fetta prima di andare a dormire manonditeloingiro.
Se poi a fare (quasi...) tutto c'è una dolce metà che per l'occasione ha pure riordinato la cucina, che vuoi di più? Sì, loro, amici eccezionali con cui condividere il desco (leggasi, scroccare). Gente meravigliosa e dotata di tripli filari di denti come i pescecani, in grado di scarnificarti la carcassa di un tavolo imbandito in meno di un'ora. Gente che mi conosce profondamente e che mi vuole bene, cui non potrei mai rinunciare.

La fregatura è il giorno dopo, allorché digestione laboriosa ed eccessi mi hanno ridotto alla reincarnazione di uno straccio, e ho solo trentun'anni. Figuriamoci a sessanta.