De italico peto

Nella sua estrema lungimiranza, il governo di questo paese ha deciso di assimilare alle fonti d'energia rinnovabili anche il nucleare, la merda di pollo, le carte bollate, le cazzate del premier e i barili che si scaricano a tonnellate giornalmente.

Grazie a questo proditorio intervento l'Italia è il primo paese al mondo ad essersi affrancato dalla schiavitù di petrolio e gas. Ed io, poi, che sono sensibile al tema ci metto del mio petando a ritmo di mambo, e anche molti miei conoscenti ora ruttano molto di più. In Italia, d'altronde, prendiamo molto sul serio l'ecologia e quelle altre carabattole.

Quando c'è festa a Ulularat

Quando la città di Ululurat è in festa, vengono gettate tavole di legno e fogli di cartone sul fango per evitare che gli avventori vengano inghiottiti dal terreno umido, vengono allestite bancarelle e chioschetti, e la gente mangia camole fritte, spiedi di rospi stagnoni alla brace e cialde alla crema di muffa. Per questa gente, un piatto di flaccidi, umidicci spaghetti sponzati in una pozza di lenta salsa, rossa come sangue, rappresenta motivo di disgusto profondo e infinita incomprensione.

Non è che non mangino gli spaghetti perché gli fanno schifo, ma gli fanno schifo proprio perché non li mangiano.
E comunque, il rospo stagnone è buonissimo.

Thai aW

aW è tornato. E' stato in un posto i cui elementi sono tanti e contrastanti, in cui molto si fa e altrettanto si tace, in cui il rosso e il giallo non sono mai semplicemente rosso e giallo, ma si tingono violentemente di screziature vermiglie e dorate; un posto dove si sorride per sorridere e si è cortesi per natura. Un posto con eccessi insanabili, con puttane bellissime e miseria strisciante, dove il mare è una culla e le scenografie sembrano disegnate direttamente dalla Disney. Un posto che parla e scrive una lingua curiosa e intingola esotiche preziosità con carni comuni e impure.

Ho imparato molto su quelle genti ma, curiosamente, ancora di più su tutti gli altri: quelli che vanno là a lordarsi o bearsi, ma mai entrambe le cose.

19 maggio 2009

La sfinge di Loulan

Tra le rovine di Loulan fu trovata una piccola sfinge in madreperla, ora finita nel dimenticatoio di qualche rigattiere, che era in grado di rispondere ad alcuni tra i quesiti più arditi che la mente umana potesse anche solo immaginare, la cui complessità possiamo solo tentare di intuire.

In realtà, gongolava impunemente la piccola sfinge, era un bene che la gente le chiedesse solo di destini, complotti e indovinelli perché se l'avessero interrogata in geografia avrebbe fatto una figura di merda.
Le sfingi, in effetti, conoscono solo davanti l'altrui ignoranza.

Si può far meglio

Quando sono andato ai Caraibi la prima volta, da quando ho deciso di partire a quando ho comprato i biglietti sono passati mesi. La seconda volta, sono passati cinque giorni, ma sono comunque partito diverso tempo dopo.

Ora ho fatto di meglio: ho deciso di partire e ho prenotato in 3 giorni. Partenza dopo quattro giorni per Ko Samui.
Mi domando, in questa malsana corsa a superarmi, cosa farò la prossima volta. Qualcuno dice maliziosamente che prenoterò direttamente all'aeroporto ma sono  dei pivelli; si può far molto meglio di così. 
Prenoto al ritorno direttamente, e tanti saluti a tutti.

Lo stronzo a tempo pieno

Lo stronzo a tempo pieno, per la propria naturale inclinazione e per la spontanea servilità che lo contraddistingue, spesso riesce a diventare vice o responsabile di qualcosa. Non diventa mai capo delle giovani marmotte, ma coordinatore sì. Se lavora in fabbrica non fa mai il dirigente, ma il responsabile sì. Insomma, dovendo scegliere tra pastore e pecore lui sarebbe il canelupo che sorveglia e scassa il cazzo alle povere pecore: lui dice che è per difenderle, ma in realtà ci gode a comandare servendo, che è la sua vera specialità.

Neuronalmente burocratizzato, scarsamente accomodante, assolutamente indisponente, ha la sindrome del pisello piccolo e l'unico modo di riaffermare la propria esistenza è coi richiami ufficiali ai superiori, per ogni piccola boiata e anche in assenza di necessità. Crede, insomma, che essere sinceramente odiati sia sintomo di carisma e personalità. Poi, siccome spesso è pure stolido e vendicativo, se gli si fa pubblicamente notare la propria ingessatura mentale, prima o poi la fa pagare cara e amara. Si può probabilmente azzardare che, da piccolo, era uno che sognava di conquistare e soggiogare la terra, ma gli è venuto male.
Talvolta accade che lo stronzo a tempo pieno sia femmina, e in quel caso è anche peggio perché a questo fastidioso impiastro si aggiunge una certa spolverata di pungente acidume, che lei erroneamente scambia per arguzia.
Non tentare di averla vinta con una stronza così, perché non si può umanamente essere più stronzi di così.

I vezzi del posto in cui vivo

Non abito in un paese normale, e su questo ci sono pochi dubbi. Da noi, non c'è la metro, non c'è la stazione, e gli autobus sono rari ectoplasmi che si intravedono al solstizio d'estate e quando c'è Saturno contro. Per dire.

Qui c'è un fervore, una solerzia perenne, una operosità quasi da coloni pellegrini. In questo piccolo scricciolo di borgo a bagno maria nel verde, quando un vicino ha finito di martellare in bagno per cambiare le mattonelle (alle 9.30 del 1 maggio, senza pietà), l'altro inizia a scaldare la motosega per la potatura annuale (che, essendo basata sul calendario berbero, avviene cinque volte ogni anno terrestre). Nel mentre, un altro vicino giardino-dotato falcia il prato con l'ultimo modello di falciatrice della Bertolini, la ScassaGrass 3000, che con le due lame rotanti a doppio maglio perforante garantisce una rasatura che nemmanco col rasoio ti verrebbe tanto bene. Fa un casino assurdo, però ha già il dopobarba integrato, così dopo l'erba resta tutta liscia. Anzi, farebbe un casino assurdo, se non fosse che viene sovrastato dalle urla belluine di quelli di sotto che di comune accordo hanno deciso di divorziare/scannare i figli/battibeccare sulla seiduesei/sterminarsi finché non ne rimarrà uno solo.
E così tra martellio, ciarlìo, scannamento e potamento, mi sento quasi in colpa ad essere un molle e uno sfaticato, uno che non ha muri da scorticare e sincrotroni da costruire in giardino, insomma uno che nei giorni di festa vorrebbe solo dormire e fare all'ammore. 
Evidentemente, sono io che sono strano.