Stamattina ho assistito a un avvenimento prodigioso. Mi sono alzato come sempre, e come sempre mi sono incamminato verso il bagno a mollare il carico del canadair, a far piangere la gargolla, a vuotare il sacco, a depurarmi, insomma a fare pipì, quando mi sono accorto che un folletto aveva rassettato il bagno e avviato la lavatrice, che a quel punto stava già illanguidendosi dopo un'affannosa centrifuga.
Il folletto della lavatrice
Così parlò aWilito alle 10:32 Tags delirio, la casa che muta, personali, raccontiLa tenzone sul tizzone
Così parlò aWilito alle 10:30 Tags cucina, delirio, personali, racconti, vita vissutaSulle braci di stasera è stato sacrificato un pollo intero, con prole, mugliera e uova al seguito. Poi, per un intermezzo vivace con brio, sono state adagiate sulla griglia bisteccone scottadito di abbacchiosauro rex, succose e alte, da bagnare col limone, strappare coi canini e affondare nella Romanella. Il peperone, un tempo rosso e croccante, s'è piegato alla fornace e ora ha capitolato in un bagno di prezioso olio di frantoio; e mentre legioni di fette brunite come Mori marciano inarrestabili dal fuoco ai pomodori, noialtri già sguainiamo le salsicce zampine di Sammichele, pronti a combattere un'altra guerra sanguinosa. E infine vincere.
Sotto l'armadio
Così parlò aWilito alle 10:45 Tags delirio, la casa che muta, personali, racconti, vita vissutaSotto il mio armadio accadono cose.
In una di quelle grige giornate d'inverno in cui il mare ha il colore della cenere, il ragazzo senza cuore
disegnava delle forme sulla sabbia. Il mondo, il fuoco e la pioggia.
Sperava che qualcuno gli donasse il suo.
E faceva bene. Chi ce l'ha lo regala sempre, il cuore.
Per comprarsi il successo del lungometraggio "Vincent Young", i due Grammy, il David di Donatello e i tre Oscar vinti, il regista ha dovuto corrompere mezza giuria, far recitare nel film i figli dell'altra metà, nonché distribuire un paio di imbarazzanti favori sessuali. Così ora tutti conoscono le vicende di Vincent Young, il ragazzo che raggiunge il sogno di cantare al Teatro Massimo soltanto per mezzo del proprio talento e sotto la spinta d'una poderosa forza di volontà.
Il Commodoro senza nave inventa ogni giorno sé stesso per poter esistere: non ha la minima idea di come lo faccia o del perché gli riesca ogni singolo giorno che il suo dio gli manda in terra, ma è così che fa. Ogni volta è sempre sul punto di estinguersi per sempre, di sfumare nel racconto e di dimenticare la propria storia, ed ogni volta si salva in modo totalmente inaspettato, all'improvviso e per puro guizzo d'intuito.
Anche la faccenda più ovvia del mondo, se è la prima volta che la si fa, suona goffa e vagamente sinistra. Ma poi ci si prende la mano, come per ogni cosa, e si scopre che tutto sommato ne è valsa davvero la pena.
