Il folletto della lavatrice

Stamattina ho assistito a un avvenimento prodigioso. Mi sono alzato come sempre, e come sempre mi sono incamminato verso il bagno a mollare il carico del canadair, a far piangere la gargolla, a vuotare il sacco, a depurarmi, insomma a fare pipì, quando mi sono accorto che un folletto aveva rassettato il bagno e avviato la lavatrice, che a quel punto stava già illanguidendosi dopo un'affannosa centrifuga.

Sospetto che sia lo stesso folletto che - una volta soltanto, però - mi ha fatto trovare la cena pronta in tavola e casa pulita (di solito, o è l'una o è l'altra), e un'altra volta una mensola montata di fianco all'armadio.
Per carità, niente in contrario, anzi. Solo una domanda.
Qua la lavatrice ha finito, e mo chi viene a stendere il bucato?

La tenzone sul tizzone

Sulle braci di stasera è stato sacrificato un pollo intero, con prole, mugliera e uova al seguito. Poi, per un intermezzo vivace con brio, sono state adagiate sulla griglia bisteccone scottadito di abbacchiosauro rex, succose e alte, da bagnare col limone, strappare coi canini e affondare nella Romanella. Il peperone, un tempo rosso e croccante, s'è piegato alla fornace e ora ha capitolato in un bagno di prezioso olio di frantoio; e mentre legioni di fette brunite come Mori marciano inarrestabili dal fuoco ai pomodori, noialtri già sguainiamo le salsicce zampine di Sammichele, pronti a combattere un'altra guerra sanguinosa. E infine vincere.

Tra le braci morenti e i fumi della battaglia, qualcuno di noi valorosi già si slaccia la cintura e ansima: molti altri s'arrenderebbero, o collasserebbero su se stessi.
Noi no. Noi vogliamo anche il dolce.

Sotto l'armadio

Sotto il mio armadio accadono cose.

Cose saturnine e malsane, o forse persino perverse. Cose di morte, ad ogni buon conto.
Ad ogni novilunio, vortici di putrescina e cadaverina si fondono in turbe di molecole fradice, s'arricciano e risalgono simili ad ansiti d'aldilà e miasmi di culo di drago. Come l'alito d'amante al mattino, che non lo senti finché non siete naso a naso, così quel lezzo sottile eppure molesto si sente solo in determinati momenti e quando ci si avvicina ad un angolo particolare.
L'armadio è stato spostato, sfasciato, candeggiato e pulito, così come i pavimenti e le pareti che lo abbracciano, ma dopo ogni intervento - che sembra sempre quello definitivo - all'improvviso la puzzetta c'è e non c'è, torna e scompare, s'insinua senza troppa convinzione ma alla fine è lei. E' assolutamente, indubbiamente lei.
Di notte, alle volte, mi sembra di sentire voci provenire da sotto l'armadio, ed in qualche caso ho certamente visto baleni e lampi verdastri, e fumate da calderone di strega. Sospetto che creature immonde stiano tramando qualcosa di terribile e medioevale contro di noi, e forse sotto il mio armadio c'è il passaggio che unisce i nostri mondi distanti infiniti universi.
Meno male, va. Per un attimo m'ero creduto che la puzza era colpa della muffa.

Il ragazzo senza cuore

In una di quelle grige giornate d'inverno in cui il mare ha il colore della cenere, il ragazzo senza cuore
disegnava delle forme sulla sabbia. Il mondo, il fuoco e la pioggia.
Sperava che qualcuno gli donasse il suo.
E faceva bene. Chi ce l'ha lo regala sempre, il cuore.

Il prezzo del successo

Per comprarsi il successo del lungometraggio "Vincent Young", i due Grammy, il David di Donatello e i tre Oscar vinti,  il regista ha dovuto corrompere mezza giuria, far recitare nel film i figli dell'altra metà, nonché distribuire un paio di imbarazzanti favori sessuali. Così ora tutti conoscono le vicende di Vincent Young, il ragazzo che raggiunge il sogno di cantare al Teatro Massimo soltanto per mezzo del proprio talento e sotto la spinta d'una poderosa forza di volontà.

Che poi, a dirla tutta, al regista il suo film faceva pure un po' cagare.

Il miracolo del Commodoro senza nave

Il Commodoro senza nave inventa ogni giorno sé stesso per poter esistere: non ha la minima idea di come lo faccia o del perché gli riesca ogni singolo giorno che il suo dio gli manda in terra, ma è così che fa. Ogni volta è sempre sul punto di estinguersi per sempre, di sfumare nel racconto e di dimenticare la propria storia, ed ogni volta si salva in modo totalmente inaspettato, all'improvviso e per puro guizzo d'intuito.

Accade da così tanto tempo, ormai, che oggi non ha avuto più paura né dell'insuccesso né della dimenticanza. Ed ecco perché oggi s'è guadagnato ciurma e nave.

La faccenda più ovvia del mondo

Anche la faccenda più ovvia del mondo, se è la prima volta che la si fa, suona goffa e vagamente sinistra. Ma poi ci si prende la mano, come per ogni cosa, e si scopre che tutto sommato ne è valsa davvero la pena.