Il Gargallo

Il Gargallo spesso riflette su se stesso, chiedendosi perché nessuno abbia trovato il tempo, la voglia e l'ispirazione di crearne la storia ed il destino, ritenendosi sufficientemente interessante da essere soggetto - o almeno comparsa - d'una storia qualunque.
In realtà, non è che ce l'abbiano con lui: è solo che una infinità di storie aspettano di essere scritte, e il Gargallo è tra questi.
Poiché non ne ho il tempo, regalo il personaggio: non c'è mica un autore che vuole scriverne?

Per costruire un piccolo mondo

Se per costruire un piccolo mondo, hai bisogno di scorticare l'anima, sollevare tempesta e abbandonarti allo sdilinquimento, allora lascia perdere, lasciaci stare. Non c'è spazio per tanto sforzo e così poca sostanza, e non è dato a noi mangiare la polvere in attesa dell'eternità.

Ma è dato a te di forgiare il presente per conto della divinità.

La piccola inconcludente

La piccola inconcludente siede assorta sul proprio diario. Vorrebbe scrivere qualcosa di meraviglioso e arcano, anzi no, misterioso e mozzafiato, no vabbè, meglio qualcosa di più smielato tipo le storielle che scrivono su quelle riviste, ma non le viene in mente niente, se non che deve ancora dare da mangiare al gatto, fare quella telefonata di scuse e terminare di spennellare il quadretto regalo per Susanna.

Qualcosa, però, non va: avverte il peso soverchio del dovere, ma non riesce a trovare un modo possibile per risolverlo; brucia letteralmente d'un desiderio di scrivere, ma non vede al di là della penna. Fà spallucce, impugna il telecomando e lascia scorrere immagini e parole nella testa.
La scriverà un'altra volta, quella benedetta pagina.

La mia tendinite

La mia tendinite non è come le altre.

Alla gente comune e priva di fantasia viene alle ginocchia, ai gomiti e alle spalle, magari giocando a tennis, saltando la staccionata o gettandosi dal monte Everest col paracadute e lo snowboard. A me, invece, è venuta al pollice destro. 
Sì, al pollice destro, e non pensiate (brutte malelingue) agli atti impuri che poi divento cieco, perché questa volta gli impuri non c'entrano niente.
Per carità, non è che ne voglia fare una tragedia: me la tengo e zitto (al massimo mi lagno un po', ma poco). Solo che mi viene fortemente - e solennemente - di chiedermi se avrò mai una malattia che non faccia sembrare la mia vita un'eterna sitcom ammerricana di second'ordine.


Per aprire il lucchetto

Per aprire il lucchetto che tiene al sicuro la minchia del mondo, ho dovuto scovare la chiave nascosta dalla donna balorda sulla cima del monte che fu il luogo dove una dea dei boschi era morta invano nel futile tentativo di salvare il figlio dell'uomo che aveva strappato l'occhio della settima profezia che poteva, solo dandogli una strizzatina, annientare l'intero Iperuranio Scalo e catafotterlo nel buio cosmico del water di Dio.

Ma uno spuzzolosissimo interruttore di merda non ce lo potevano proprio mettere, evvè?

Se parli, non ti mangio

Se parli non ti mangio, le ho detto. Va bene anche una parolina piccola piccola, tipo sì, no, boh.

Più di così che potevo fare? Era riottosa e cacacazza. Mi è dispiaciuto così tanto, ma che ci potevo fare? Avevo le linguine di Gragnano, il prezzemoletto a foglia piccola, profumato e insolente, l'aglietto del mi' babbo e i pomodoretti di Pachino nel caveau della banca (che in borsa, coi tempi che corrono, seguono l'andamento dei rubini).
Una cosa sola m'è dispiaciuta: che non abbiamo avuto modo di conoscerci un po' meglio; ma è stata ospite gradita, apprezzata, finanche osannata. E allora, quest'ultimo goccio di Vermentino lo dedico a te, rossa conturbante dal guscio duro e dall'anima profumata.

Un terribile mal di testa

Oggi ho un terribile mal di testa. 

Quasi quasi lancio un'OPA à la Provera e poi divido la bad company col mal di testa da quella buona che stamattina dovrebbe lavorare. Spero che i sindacati M.e. e S.t.e.s.s.o. siano d'accordo.