Ieri pomeriggio una vacca è uscita dal chiostro della chiesa di S.Maria degli Angeli e s'è tuffata in strada; se non avessi frenato in tempo la macchina, la bestia mi avrebbe incornato il cofano. Alla sera dello stesso giorno, invece, ho scoperto un geko che cagava raccolto e contemplativo nell'angolo a Sud della mia camera da letto.
La mia vita, talvolta, somiglia sinistramente ad uno dei miei racconti.
La vacca, il geko e la mia vita
Così parlò aWilito alle 14:36 Tags brevi ma intensi, delirio, personaliIl testo e gli accordi di "Una delirante poesia" di Bersani
Così parlò aWilito alle 11:06 Tags personali, variePressoché introvabile su Internet, regalo al mondo una parte infinitesimale di conoscenza che mi è costata qualche ora di lavoro (non conoscevo affatto la canzone e ho dovuto impararla d'urgenza per una certa serenata....)
Bella, bellissima canzone.
Accordi e testo:
Una delirante poesia
Bersani
La coincidenza è logica, di trovarti qua lo sapevo già in anticipo
SOLm/MIb // // RE SOLm
Avevo un numero e l’ho perso, poi ho lasciato la tua fotografia su ogni tavolo
SOLm/MIb // // RE SOLm
fino a che per caso un giorno ho letto un ritaglio che ti riguardava
DOm SI7/LA-SI RE7 SOLm
In poche parole eccomi a sorprenderti,
SOLm/MIb SOLm/MIb
torno in qualità di vecchio scheletro
SOLm/MIb RE SOLm
intrappolato nella trincea, dissotterrato da una marea
DOm DOm/SIb DOm/LAm
ho superato ogni ostacolo
RE SOLm
e sono finalmente riemerso fuori nell’ossigeno
MIb RE7 SOLm SOLm7 DO7/SOLm
E’ un racconto inedito da vivere prima di stenderlo
FA DO7
come cemento sopra le righe
SOLm SIb
dritte sulle pagine da capo a margine
DO MIb7
sarebbe inchiostro che non si imprime più...
SOLm FA MIb/SOLm
si è seccato ormai molti anni fa al primo capitolo
Un viaggio fermo in biglietteria fissato per scappare via
dalle barriere che si alzano
non servirebbe a niente adesso se non fosse valido
MIb RE7 SOLm
E’ un racconto inedito da leggerci negli occhi aprendoli
FA DO
e non delimiterei un confine
SOLm SIb
prima di ripetere certe abitudini
DO MIb7
togliamo ai gambi tuttè le spine
SOLm FA
instr.
E’ una delirante poesia in febbre leggera che ti regalo…
DOm LAm/DOm RE SOL
Devo mettermi a pensare quale piano alternativamente avrei
RE DO SI/SOL DO#/LA13 SOL
ma è impossibile fermare un asteroide quando è in transito
RE MIb/SOLm RE/SIb DO7
Cambi sempre titolo per non decidere, il sole intanto fatica a uscire
FA DO SOLm SIb
resta dietro la riunione delle nuvole raccolte in alto sul campanile
DO MIb7 SOLm MIB/SOLm DO
Cambi sempre titolo per non decidere, non metti il punto per non finire
FA DO SOLm SIb
mentre avanzi a piedi scalzi nel disordine, io ti avviluppo con le mie spire
DO MIb7 SOLm FA
E auguri agli sposi.
Ieri notte ho sognato di dormire in un odoroso letto pieno di bucce di mela, in una camera piccola ma accogliente. Le pareti erano dipinte con fantasaie meravigliose e cangianti, talvolta simili a mondi possibili, altre volte semplicemente inafferrabili ed ovunque aleggiava una strana commistione di tempo e salsedine. Ecco perché dormivo: nessuno può restare sveglio quando si pasticcia col tempo, e poiché tutto è accaduto in sogno, ho goduto della straordinaria opportunità d'esser cosciente pur se profondamente addormentato.
C'è qualcuno con me, da sempre, e me ne ravvedo solo ora: è il caso e l'opportunità che un po' ammicca, è l'oblio dimenticato; e così nessuno saprà mai che anche io sono stato qui.
Farneticava e non potevo seguirlo, neppure un po'. Parlava di fatica e indicibili sforzi e diceva parole inventate - o sconosciute a me - che certo concretizzavano la gravosità della propria esistenza. Raccontava affannosamente, con toni quasi teatrali e spasmodici, di non so che doppia, storpia creatura in piedi su un drago che, a sua volta, poggia sul mondo alato. Gli astri, insisteva, durano per sempre ma non per noi. Lo puoi capire?, mi incalzava.
Siamo io e lui, sul drago, diceva, perché abbiamo due teste, due destini e due storie ma un corpo soltanto, mostruoso e gigantesco; come si può avere due destini e un corpo solo, avrei voluto domandargli, come fanno due ad essere uno ed avere destini separati, ma non potevo. Ero presente e cosciente, ma dormivo, e le labbra sono un fardello troppo pesante per uno che dorme.
Mi disse, tu non capisci. Io non sto chiedendoti nulla, né voglio convincerti d'alcunché. Non potrei nulla né lo potresti tu, dopotutto. Io esisto e tu non puoi comprendermi che nel sogno: non è un incredibile tormento? Quarantatrè, quarantatrè. Se io chiudo gli occhi o muoio, tu sei sveglio e vivo, ecco il nostro segreto. Ma non si può dirlo, né conoscerlo, perché a noi non è dato vedere noi stessi. Ma qualcosa è andato storto, loro lo sanno, e io l'ho svelato! Quarantatrè, Quarantatrè!
Mi sfiorò col dito e fui di nuovo me stesso, nella mia vita di sempre, nel mio letto buio e senza bucce di mela. Mi sono alzato e ho controllato che tutto fosse a posto, che non ci fossero ladri. Chissà perché, avevo la pervicace sensazione che ci fosse qualcun altro, lì con me. Ma tutto era immoto e teceva, così tornai sui miei passi, ancora profondamente inquieto.
Non potrò mai avere la prova che quel tizio esiste sul serio; ma se ho davvero compreso il suo discorso, che lui esista oppure no, non fa la benché minima differenza.
Io invece si.
Ti odio così tanto che ti auguro di amarmi e vivere tutto il resto della vita con me, gli disse.
E il bello è che se lo meritava davvero.
Le pornotartarughe (ovvero dove non osano neppure Piero e Alberto Angela)
Così parlò aWilito alle 15:44 Tags animali curiosi, delirio, foto, personali, porno, sessoEXPLICIT!
post ad alto contenuto erotico ma pregiatissimo contenuto didascalico.
L'orgia inizia
Il voyeur e il primo tentativo di montaggio della Magna Vetusta
La Magna Vetusta non ci sta e fugge...
Lui, allora, circumnaviga la Magna Vetusta e ci prova dall'altra parte
Ancora un nulla di fatto, per il tartarughino. Ma s'è tanto divertito
Certo che non è semplice la vita di un giovane e testosteronico tartarughino.
Non con tutto quel carapace appresso.
Sto per andare là dove dicono kalì nifta, per dire buona notte.
Già l'adoro.
Mio nonno è tarchiatello e buono, di quelli che non danno fastidio manco alle mosche, al massimo a scazzupoli, gronchi, sarpe e cefalotti. Non fuma e consuma pochissimo: con un litro va avanti tutta la sera dalle guerre puniche fino a quando faceva il maresciallo sull'Andrea Doria, con brevi cenni alla Grande Guerra - ma che ne vuoi sapere tu, che io in Germania ho mangiato le bucce di patana - e sprazzi di un'epoca in cui non servivano tv, cabarè e subrèt: le cose facevano ridere per come erano, naturalmente e senza aromi artificiali strani.
La sua più grande peculiarità - e probabile origine della mia certa apotropaicità verso che mi ama - è che a Saltacavallo porta sfiga a chi gli sta sulla destra. Poche chiacchiere, è certificato e riconosciuto dagli organismi scientifici internazionali; una volta Piero Angela ci ha fatto un numero speciale di Quark, quello sull'occulto, andatelo a vedere. Se ti metti subito dopo di lui è matematico che il nonno ti passa l'asso e quello dopo di te ha il dieci, così che l'asso te lo tieni e paghi.
Magari non sei l'unico a pagare, ma paghi comunque. Ed esci dopo tre, quattro turni al massimo. Noi, che siamo bastardi e lo sappiamo, a Natale invitiamo sempre qualcuno nuovo e lo schiaffiamo lì in onore all'ospite. Bugiardi e infingardi come le pubblicità delle marmottine con le ali che si sciolgono nella gola e anche nel naso e poi caghi che è una bellezza.
Ieri, però, mio nonno è finito in ospedale, per la seconda volta in poco tempo e stupidamente.
Lui dice che sta bene. Lo diceva ieri nel cubicolo, lo ripeteva anche la sera prima, tenendosi le braccia che tremavano per l'insufficienza respiratoria - vedi? sto già meglio, non tremo più - e mia madre, sarcastica, che lo rimbrottava papà per le braccia abbiamo risolto, ma le gambe come le fermiamo?
Risultato, mascherina dell'ossigeno e antibiotici. Che se ci andava con le gambine sue una settimana fa, dal medico, ora aveva finito la curetta e stava in panciolle a pescare nei tre metri abbondanti di spiaggia libera a Santa Marinella.
Ieri, mentre gettavo lo sguardo alla sua ricerca tra salette anguste, capezzali di moribondi e fantasmi coperti di pelle, l'ho scovato che stava in fondo al corridoio con la gamba piegata sulla panca per allacciarsi meglio i sandali. Non sembrava un malato al sanatorio, pareva Reinhold Messner che faceva stretching prima di arrampirasi sul K2. Nonno, ma che ci fai qua? Tu non c'azzecchi niente, gli ripetevo, mentre non potevo far a meno di notare la grande tristezza che lo circondava e che non lo intaccava minimamente.
Mi riposo un po', dice lui. Fà le parole crociate, si scambia le malattie coi vicini tipo figurine, fà un po' di dieta che non ci sta mai male: lui non sta in ospedale, sta in clinica di bellezza e Bressanone.
Ha avuto fortuna tutte e due le volte, mio nonno. Ma parecchio di questa fortuna se l'è procurata da solo. Ha creato uno stuolo di persone così tanto affiatate e così tanto innamorate di lui, che non avrebbe quasi bisogno di preoccuparsi di sé stesso.
E quando il medico gli ordina di bere al massimo un bicchiere al giorno, io gliene vorrei offrire subito due, perché a una certa età la verità è che ci meriteremmo tutto.
E fà un certo effetto sapere che mio nonno, all'ospedale, sta meglio di tanti altri fuori.
Mio nonno ha ottantasei anni suonati, e stasera, quando stappate il vermentino per accompagnare l'orata, fate un brindisi alla sua salute. Se lo merita tutto.
