La signora di sotto, quella col giardino

La signora di sotto, quella col giardino, è pazza o semplicemente infelice.
Quando il marito era in vita, erano entrambi la gioia dell'egittologo: lei, braccia incrociate all'ombra del melo, sdraiata come la salma di Iside; lui, una mummia nel giardino, stessa andamento e stessa vocazione, a raccogliere foglie, stanare lumache e strappare erbacce.
Oggi il marito non c'è, e non c'è già da qualche anno. Lei era appassita come i fiori di miscanto dopo una settimana di siccità e non pareva più viva. Cioè, era più morta che prima, povera donna.
Ma adesso è tutto cambiato. Da qualche tempo, ha preso l'abitudine di venire con un drappello al seguito: il fratello, vice-mummia ufficiale, il figlio, addetto alle foglie caduche e la vicina di casa, devota matrona di mezz'età, di quelle signore nate già cinquantenni e con il mocio in mano.
Tutte vittime, complici o artefici, non lo sapremo mai.
In questo momento, mentre la meno vecchia idrata i pavimenti del salone, gli altri raccolgono foglie, stanano lumache e strappano erbacce. Di nuovo. Ma stavolta sotto la diretta dirigenza della vedova.
Tentano di accendere il monumento al tagliaerbe del dopoguerra, modello grass-o-matic 2000, per rasare e conciare i due metri quadri di erbetta secca e rada del giardino. Frastuono di tuono, puzza di nafta e la signora, meticolosissima ingegnera, che indica i punti più insidiosi, dove uno o due steli partigiani si rifiutano di piegarsi.
E a quel frastuono insopportabile, tra quei fumi fetenti, la signora di sotto ride.
E' la prima volta che la vedo ridere.

L'anatema fraterno

Aldo e Tinuzza, fratello e sorella. Padre e madre, insopportabili da vicino, devoti da lontano. Il loro litigio è quello di tutto il mondo intero.
Eh, no! ora hai esagerato proprio! Non ti voglio più vedere, mai più, finché campo! Anzi, al tuo funerale non ci vengo!, gli fa lui.
Lei, stizzita e cazzuta, risponde: Io invece al tuo ci vengo eccome!
Oggi Aldo è morto, Tinuzza invece sta benone. La loro storia era mia e, ora, di chiunque desidera conoscerla.
Tra l'altro, si volevano un gran bene quei due.

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Se Lunedì

Se Lunedì Wilito non torna, vuol dire che si è schiantato su qualche roccia in mezzo alla cascata delle Marmore.

La caricatura

La caricatura d'un certo papa si guarda allo specchio e pensa son ben brutto: ma è pur vero che certi uomini sono la caricatura di se stessi.

La fiamma eterna

La fiamma che arde per sempre sarebbe fiera della propria immutabile, eterna condizione, se non fosse che un poco se ne è stancata.
Rischiara le notti più audaci e ammansisce gli amori giovanili; ispira persino le menti vecchiotte che sospirano al ricordo di quando pure loro si innamoravano e gli si reggeva senza bastone.
L'eternità è per lei un cavillo incomprensibile ma accettabile, come la coratella per il cuoco o la merda per il fattore solerte, e se dice qualcosa è sempre al futuro, che si rivolge, come non potesse comprendere altro che linguaggio che quello del tempo che scorre.
Se non che, anche la fiamma che arde per sempre, un bel giorno, si è rotta le palle di ardere per sempre, di essere sempre affidabile, simile a se stessa e prevedibile. Anche le fiamme hanno le loro velleità, dopotutto.
Così, una volta colse al balzo un soffio di vento e vi si gettò dentro, come qualcuno suicida dal centesimo piano, e sparì per sempre, senza premeditazione né giudizio.
Ora si è reincarnata in una incontenibile, gagliarda torcia olimpica perché era buddista.
Sempre agli altri, certe fortune.

Il violoncellista dall'animo curioso

Il violoncellista dall'animo curioso si dannava perché prima di essere famoso non aveva i soldi per pagarsi una vacanza, e ora che il pubblico l'acclamava, non aveva il tempo per concedersela.
A questo mondo, talvolta, manca materialmente il modo di essere veramente felici.