La vacanza perduta

Da qualche parte, ne sono certo, deve essere finita la mia vacanza, quella cui agogno da mesi e che di settimana in settimana disattende ogni mia sempre più flebile speranza. Oramai, i sabati debbo trascinarli con la carriola e le domeniche le tiro coi denti.

Le giornate si sono fatte tanto dense che al finesettimana ringrazio per l'arrivo del lunedì, così ho la scusa di lavorare e di non potermi dedicare ad altro, mentre al venerdì scongiuro ciclicamente qualunque divinità mi capiti a tiro che mi porti un poco (ma poca) di tranquillità.
Ora perdonatemi, torno a cercare la vacanza perduta: ho ragione di ritenere che sia nascosta nella pagliuzza del tetto del bungalow della foto di Playa del Carmen di chissà che depliant.
Non riuscirò mai a stanarla, mi sa.

L'elettricista circense

L'elettricista circense mastica un po' i fili per sentire se ci passa la duevventi, poi, ancora umidicci di saliva e sprizzanti irregolari scintille, li riattacca con un po' di ciuingomma, qualche imprecazione e un po' di nastro isolante. Ma poco.

Per fare al volo l'impianto elettrico, ha legato otto fili ad altrettanti criceti, poi li ha fatti correre su e giù nelle canaline come indemoniati. Per convincerli, gli ha attaccato la duevventi in culo, e poi vedi come schizzano, quei piccoli bastardi.
Per provare se la cappa funzionasse, l'ha smontata a mani nude e ha trafficato un po' con le sue frattaglie di fili e circuiti. Ovviamente, la corrente era attaccata: ma scusa, mi fa, i cowboy mica spengono le vacche, prima di mungerle, maremma maiala.
Ma manco a dirlo, la cappa non funziona, così tira qualche altro porcoqualcuno, spara uno scaracchio e controlla ancora che ci sia corrente. Questa volta si umetta due dita e poi sfiora un filo a vista: sì, fa fumo. Forse morrà, mi dico, ma la corrente c'è.
Mentre mi stacco controvoglia dall'interruttore principale - ho ottimi motivi di ritenere che il salvavita l'abbia montato lui - lo saluto mentre mi rimanda a lunedì, quando tornerà con una cappa funzionante.
Temo quel giorno, ma ci sarò.

La lampada a forma di lampada

Le lampade che ho simmetricamente (e banalmente) disposto su miei due comodini sono bellissime. Semplici, aggraziate, lineari, né troppo tozze né troppo sottili, né troppo moderne né troppo antiquate: sono monadi di lampada, lampade a forma di lampada. Pare strano, ma ci ho messo mesi, forse anni a trovarle: le lampade, di solito, hanno la forma di fiori, di gnù o di DNA, ma mai di lampade.

Ecco, ora vediamo di trovare persone a forma di persona.

Il tifoso a tempo indeterminato

L'italico tifoso medio (quello di ruolo, con contratto a tempo indeterminato e la bandiera nel cofano) somiglia tantissimo a un pargolo che si atteggia ad adulto, imitandone grottescamente piglio, prosodia e parole, e che inevitabilmente finisce poi con l'inventare vocaboli, usarne impropriamente altri e sbagliare i congiuntivi. Pressapochista e arraffazzone, spesso mette una i dove non serve e dimentica la h nella terza persona del verbo avere, e ancora più spesso parla di umiltà, giustizia e tecnica col cuore in mano, come un piccolo San Francesco, un Mahatma Ghandi o un Hanon virtuoso.

Qualcuno prima o poi dovrebbe offendersi per questo ridicolo stato delle cose, perché questi per un gol non assegnato ti bloccano un'autostrada o ti demoliscono una città. Ma il vero guaio è che quando ci sono motivi seri per sfasciare una città o occupare una stazione, questi stanno a casa a guardare la partita.
Capito che faccenda?

Il falconiere ebbro

Il falconiere ebbro si è accorto di sgobbare di più nei giorni di festa che nel resto dell'anno. Per fortuna che le feste durano poco, e poi si torna a lavorare.

Un vero uomo

Quando un uomo prende una decisione, è quella, se uno è un vero uomo. Non conta il periglio, l'ammicco malizioso e civettuolo della Morte, né la certezza che altri più in gamba lo derideranno: un uomo vero fa ciò che è dovuto alla sua storia solo e semplicemente perché è dovuto a sé stesso. Slavine di incertezza e montagne di paura non impediranno al destino di compiersi, perché la storia la costruiamo soprattutto in momenti come questi.

Vabbò, insomma, affitterò quella minchia di snowboard e se starò per due giorni con il culo per terra, lo farò con dignità. E se non torno, ricordatevi di aW. Dopotutto, il sabato è sempre un buon giorno per morire.

giovedì 1 gennaio 2009, 9:37

Se uno può scoprire in una notte sola che sua cugina russa come un porco nel motaccio, che il materasso gonfiabile fa un casino assurdo sul parquet, che la sua bellissima nipotina rompe meno di qualunque altro bambino (ma rompe pure lei), che i router telecom fanno e faranno cagare per sempre, e che la maieutica non funziona col torrone che fa su e giù nello stomaco, allora probabilmente non ha passato una buona notte.