L'eritema anatema

Noi simpatici simbionti siamo tanto affiatati e onesti che alle volte mi faccio autotenerezza.

Qualche altra volta, però, siamo anche genuinamente bastardi e un filo scorbutici, così che se qualcuno di noi parte in viaggio ai Caraibi, noialtri gli auguriamo dissenteria, cagotto ed eritema anatema.
E ciò è giusto, perché fa parte dei legami più saldi un po' di sano, legittimo cinismo.

L'uomo che abita sul mio soffitto

Sul soffitto di casa mia abita un uomo, l'Uomo Crapasotto. Cucina, deambula e parla sempre così, a testa in giù, e non sembra affatto dolersene, né meravigliarsene.

Della sua esistenza mi accorsi tempo fa allorché, disteso sul letto, avevo notato delle impronte sul soffitto della mia camera; magari è muffa, pensai, ma a guardarle meglio non c'era dubbio: erano proprio tracce di scarpa, con tanto di striature delle suole.
Di solito, non capita mai che ci si incontri, lui ha la sua vita e io la mia, ed è così che mi piace. Tuttavia, questa sera è accaduto qualcosa, qualcosa di diverso.
Eravamo entrambi in piedi quando un tintinnio inaspettato, proveniente dal soffitto, m'ha fatto alzare gli occhi, ed è lì che è accaduto l'inusitato. Un osservatore in lontananza avrebbe visto due uomini perfettamente allineati intenti a guardarsi, uno coi piedi saldamente ancorati al soffitto e la testa all'ingiù, l'altro - a pochi centimetri di distanza - coi piedi in terra e la testa all'insù.
Buonasera, gli faccio, o qualcosa del genere. Altrettanto, mi fa lui, mentre continuava a fissarmi.
Ma lei, gli ho chiesto, non ha paura di cadersene giù, un giorno o l'altro?
Guardi, in tutta onestà mi son sempre domandato com'è che tutta questa roba dalla sua parte, lei compreso, non mi è ancora piombata addosso. Tuttavia voglio che sappia che sono assolutamente soddisfatto di questa nostra curiosa convivenza.
Mi divenne subito simpatico, così continuai a parlare del più e del meno, che squadra tifi, che tempo di merda, quanto zucchero e quanti limoni usi per fare il limoncello e così via, cose normali.
Poi mi chiese senta, ma perchè non viene a prendere un caffè qui da me? ed io, vagamente interdetto, esitai un momento ma poi dovetti desistere.
Non che non apprezzi l'invito, si intende, ma forse non è il caso. Tantopiù che non saprei neppure come venir su.
Se non può, non fa niente, m'ha risposto. Quanto a venire su, se è questo il problema, non ci vuole mica chissaché, basta percorrere questa stanza continuamente e senza fermarsi. Saranno al massimo cinque metri, mi creda.
Ma non gli credetti. Magari sarà per la prossima volta, gli ho risposto affatto convinto e visibilmente imbarazzato. E mi congedai.
Ora sono le tre del mattino e sto ancora qui nel letto a rigirarmi e a pensare che forse aveva ragione l'Uomo Crapasotto e che forse avrei dovuto tentare, anche solo una volta. Magari è sul serio sufficiente un paio di passi, per passare dall'atra parte del mondo. Ma non ne ho avuto semplicemente il coraggio, sono fatto così.
Però una capatina la potevo fare, se non altro per dirgli di pulirsi le scarpe, prima di mettere ancora piede sul soffitto della mia camera.

Il batuccolo

Il batuccolo è un affare che ricorda per noi quello che siamo, cosicché seppure ci costringessero a scordare noi stessi, sapremmo ritrovarci.
Per alcuni di noi, tuttavia, resta un congegno di naturale inutilità, mentre per altri rappresenterebbe la manna dal cielo. Curioso, no?

Il bonsai di Natale

Il nostro bonsai di Natale è piccolo e bruttarello, persino stortarello. Ha la base troppo grossa rispetto al resto del tronco, se ne sta mortificato in un angoletto e, a seconda di chi lo guarda, sembra sempre troppo carico di gingilli, palline e cazzabubboli, oppure rovinosamente spoglio.
In realtà, è l'enorme tributo di un popolo di creature microscopiche che vivono a casa mia e che lo hanno eretto in onore di me, loro dio e creatore, nell'intento di ingraziarmi e rendere fecondi i loro tre sessi (si, queste creature per figliare lo devono fare in tre, embè?).
E quindi come si fa a mortificare così l'opera più grandiosa di un'intera civiltà, solo perché nata e sviluppata in un angolo di casa mia?

Ricerche assurde

Alcune delle ricerche che la gente fa su Gugol (giuro, sono prese da qui):

voglio il ragazzo
(tutto maiuscolo)
dio fa ricrescere i capelli
video porno sui nani
aWilita che quasi son felice

Ma non è tanto questo, che mi diverte, quanto il fatto che dopo, queste persone hanno fatto subito clic sul mio blog.
L'ho sempre detto che nelle mie storie c'è molto più di quel che ci metto io, però la nanopornografia proprio non l'avrei mai sospettata.

Prove estreme d'amour

Bacino piedino? è la domanda civettuola.
Bacia il piede.
Bè? Che c'è, puzza?
Non puzza,
fa lui, non puzza più, ormai. E' passato alla fase successiva: s'è già reincarnato.
E lo bacia ancora.
Chi si schifa, non ha mai veramente amato.

La corsa dei pensieri, invece di lavorare

Sono giorni che non fa altro che piovere.
Allora, per sfuggire a maltempo e cieli cinerini, avevo deciso di rifiugiarmi in qualche mio racconto, ma non c'è stato niente da fare. In un caso ero un uomopesce nel pianeta Monterotondoscalo V (per una curiosissima coincidenza glottologico-siderale il pianeta portava il nome di un orrendo paese laziale) e la cosa più asciutta che potevo trovare era il conglomerato di alghe e poltiglia marina su cui la mia civiltà costruiva monumenti al dio del mare e della poltiglia marina.
Allora ho cambiato genere, e mi sono rifiugiato in Adalbert Brandt, un noto produttore di filetto di merluzzo surgelato finito naufrago su un isolotto caraibico nei pressi dell'Hispaniola. Purtroppo era giugno inoltrato, e mi sono beccato il tornado Hermes che m'ha distrutto la catapecchia e sbattutto in mezzo all'oceano.
Allora sono diventato nell'ordine: bambino, poi una cellula e infine un infallibile pistacchio che crescono dove fa caldo e riuscirò a scaldarmi un po', dico io. Ma nel regredire, mi sono lasciato prendere la mano e sono diventato un feto a mollo dentro un liquido tipiedino e appiccicoso; la cellula, invece, era una cellula di non vi dico cosa. Diciamo solo che a quanto ho visto, non è molto asciutta la vita delle cellule.
Come pistacchio, invece, sono durato praticamente sei secondi. Perché sono finito direttamente nel gelato di Loredana Bocci, bidella alla scuola elementare di Cefalù e donna dal temperamento lievemente indolente e mesto. Dopo che era stata lasciata dall'amante - detto tra noi, non è stata una grossa perdita - aveva affogato letteralmente i dispiaceri in cassate, frolle e bauletti di brisèe con crema al limone. Insomma, per farla breve, aveva deciso di riguadagnare il tempo perso e aveva deciso di rifarsi una vita, così, simbolicamente, aveva gettato il gelato al pistacchio - con me dentro - a mare.
Nessuna meraviglia: ho sempre avuto la nettissima sensazione di non essere io, il padrone delle mie storie.