Il porcoratto è un animale discutibile, deprecabile e fetente. Simile ad un topo grasso e glabro, possiede radi e lunghissimi peli bianchi come quelli che escono dalle orecchie di certi professori d'italiano. Alligna nelle fogne, si nutre di poltiglia di fango e a molti di noi incuterebbe probabilmente uno spudorato orrore. Tuttavia, in alcuni remoti paesi del mondo è venerato come una divinità e vezzeggiato come un bambino. Si dice infatti che il suo canto, intessendo l'amore con l'aria, sia capace di placare i venti più fieri e costringa al tramonto la luna.
Il canto del porcoratto
30dic2008 Così parlò aWilito alle 14:54 Tags animali curiosi, racconti, scienze curiose, stucchevoleStanotte ho sognato di avere un epatocarcinoma, salvo poi scoprire che - nella mia personalissima finzione, almeno - per epatocarcinoma si intendono i sedimenti di sabbia che il mare rannicchia in ammalianti dunette da qualche parte attorno alle Maldive, e non la sfiga che tutti temono. Non c'entra nulla, lo so, e l'eziologia è ridicolmente sbagliata, tuttavia sono sopravvissuto al tumore e soprattutto nella mia testa era tutto perfettamente coerente. Non so cosa ci facessero dune di sabbia nel mio fegato, ma va bene lo stesso.
Linda aveva un segreto di quelli fatti bene, cosiddetti inconfessabili, di cui non parlava con anima viva, ovviamente, ma solo con la buon'anima della nonna morta, in qualche preghiera biascicata. Non era affatto un'eroina romantica con la terribile macchia celata nel cuore che le impediva per sempre di essere felice, o amata, o di amare ancora; anzi, si faceva i fatti suoi piuttosto alacremente: saltava la scuola, frequentava gentaglia poco raccomandabile, e serbava ben nascoste potenzialità e cose buone così che quasi nessuno potesse scorgerle.
Il nostro bellissimo Natale bellissimo
25dic2008 Così parlò aWilito alle 12:27 Tags delirio, personali, polemicaIl nostro bellissimo Natale bellissimo è talmente bello che i gamberi si decapitano da soli e scalciano per essere i primi a finire nel risotto. Il salmone che è furbo e prepotente, però, prende a codate tutti con la scusa che lui è l'antipasto ed ha priorità sui crostacei.
Il nostro bellissimo Natale è talmente bellissimo che i regali sono sempre grandissimi e bellissimi, e se sono piccolissimi, li mettiamo comunque in scatole grandissime, così che nessuno abbia da lamentarsi che il suo Natale è meno bellissimo del nostro.
Il nostro bellissimo Natale bellissimo è conosciuto, rispettato e ambìto, tanto che quest'anno ci sono più imbucati sinistri che familiari destri.
Qualcuno mi presta un Natale dei suoi, di quelli normali?
La differenza principale tra noi ed il popolo delle ombre è che per loro una cosa semplicemente esiste o non esiste; noi, invece, possiamo comprendere tutte le infinite sfumature che ci stanno di mezzo.
Volevo creare una nuova finzione clericale, un prelato, un vanesio arretrato omuncolo di chiesa, di quelli con le tarme sotto la tonaca e la naftalina nella scatola cranica. Gli avrei fatto dire cose impensabili, senza senso e assurdamente idiote. Cose come basta con la statolatria! Via l'educazione alla cittadinanza! Togliamo l'obbligo dell'educazione civica nelle scuole! Finiamola con queste intrusioni statali assolutamente illegittime sul tema dell'educazione dei giovani!
Della sopravvivenza a letto
18dic2008 Così parlò aWilito alle 08:52 Tags amore, brevi ma intensi, personali, polemica, sessoSebbene non esista nessuna regola necessaria che lo spieghi, nel talamo a due piazze, così come nei fatti dell'amore, c 'è sempre uno più forte ed un più debole, e di solito l'ultimo dei due si riconosce sempre perché viene sospinto fuori dal letto a culate, e la mattina lo si trova abbracciato al comodino, il cuscino a terra.
Poiché oggi non mi viene niente da scrivere, lascerò che a parlare sia uno dei miei personaggi, tale Vincenzo Scognamiglio. S'autogestisse, facesse quello che vuole, io gli presto solo le dita; il resto, se la vedesse da sé.
L'imponderabilità della tentazione
16dic2008 Così parlò aWilito alle 23:17 Tags brevi ma intensi, cucina, delirio, personaliHai mai avuto quella insostenibile voglia di qualche cosa di nuovo e diverso, come se ti mancasse un indefinibile quid? Come se non potessi aspettare un giorno di più per averla? Come se il mondo ed il tempo si fossero dilatati così tanto da somigliare a un trasparente filo gommoso e tu, sospeso nel punto più sottile, potessi cadere giù da un momento all'altro se non l'avessi ottenuta?
Catastrofe telefonica, o del destino
15dic2008 Così parlò aWilito alle 00:03 Tags animali curiosi, personali, raccontiStamattina, per rispondere al telefono, il sor Soro ha - nell'ordine - inciampato nelle pantofole che lascia sempre in giro distrattamente, ha catavoltolato contro il divano e, nello slancio, ha afferrato troppo veementemente la cornetta, che è schizzata via come il capitone di Natale e ha sbattuto contro il termosifone facendomi saltare dal letto, allorché si è per una rarissima, incredibile, impensabile coincidenza prodotta una vibrazione che, trasmessa sul cavo telefonico, ha prodotto una serie di eventi a catena (che sarebbe inutile spiegare a dei profani) che hanno a loro volta formattato i megacomputer del nostro gestore telefonico e hanno impedito per qualche minuto a mezza regione Lazio di telefonare, proprio mentre mamma voleva avvisarmi che il menu di oggi comprendeva i suoi ec-ce-zi-o-na-li involtini alla brace riepini di fontina e scalogno che son tanto buoni da poterci scrivere un panegirico sopra e per un pelo non li ho assaggiati.
In Nikett, i niket sono i pacifici membri di una tribù che dell'arte culinaria ha fatto religione. Met, il dio Pane, s'è unito alla dea Carne e dal loro amore sono nate le uova, le verdure e i legumi.
L'eritema anatema
13dic2008 Così parlò aWilito alle 12:03 Tags amici, brevi ma intensi, i simpatici simbionti, personaliNoi simpatici simbionti siamo tanto affiatati e onesti che alle volte mi faccio autotenerezza.
Sul soffitto di casa mia abita un uomo, l'Uomo Crapasotto. Cucina, deambula e parla sempre così, a testa in giù, e non sembra affatto dolersene, né meravigliarsene.
Il batuccolo è un affare che ricorda per noi quello che siamo, cosicché seppure ci costringessero a scordare noi stessi, sapremmo ritrovarci.
Per alcuni di noi, tuttavia, resta un congegno di naturale inutilità, mentre per altri rappresenterebbe la manna dal cielo. Curioso, no?
Il nostro bonsai di Natale è piccolo e bruttarello, persino stortarello. Ha la base troppo grossa rispetto al resto del tronco, se ne sta mortificato in un angoletto e, a seconda di chi lo guarda, sembra sempre troppo carico di gingilli, palline e cazzabubboli, oppure rovinosamente spoglio.
In realtà, è l'enorme tributo di un popolo di creature microscopiche che vivono a casa mia e che lo hanno eretto in onore di me, loro dio e creatore, nell'intento di ingraziarmi e rendere fecondi i loro tre sessi (si, queste creature per figliare lo devono fare in tre, embè?).
E quindi come si fa a mortificare così l'opera più grandiosa di un'intera civiltà, solo perché nata e sviluppata in un angolo di casa mia?
Alcune delle ricerche che la gente fa su Gugol (giuro, sono prese da qui):
voglio il ragazzo (tutto maiuscolo)
dio fa ricrescere i capelli
video porno sui nani
aWilita che quasi son felice
Ma non è tanto questo, che mi diverte, quanto il fatto che dopo, queste persone hanno fatto subito clic sul mio blog.
L'ho sempre detto che nelle mie storie c'è molto più di quel che ci metto io, però la nanopornografia proprio non l'avrei mai sospettata.
Prove estreme d'amour
05dic2008 Così parlò aWilito alle 00:01 Tags amore, brevi ma intensi, delirio, personaliBacino piedino? è la domanda civettuola.
Bacia il piede.
Bè? Che c'è, puzza?
Non puzza, fa lui, non puzza più, ormai. E' passato alla fase successiva: s'è già reincarnato.
E lo bacia ancora.
Chi si schifa, non ha mai veramente amato.
La corsa dei pensieri, invece di lavorare
02dic2008 Così parlò aWilito alle 11:47 Tags delirio, personali, raccontiSono giorni che non fa altro che piovere.
Allora, per sfuggire a maltempo e cieli cinerini, avevo deciso di rifiugiarmi in qualche mio racconto, ma non c'è stato niente da fare. In un caso ero un uomopesce nel pianeta Monterotondoscalo V (per una curiosissima coincidenza glottologico-siderale il pianeta portava il nome di un orrendo paese laziale) e la cosa più asciutta che potevo trovare era il conglomerato di alghe e poltiglia marina su cui la mia civiltà costruiva monumenti al dio del mare e della poltiglia marina.
Allora ho cambiato genere, e mi sono rifiugiato in Adalbert Brandt, un noto produttore di filetto di merluzzo surgelato finito naufrago su un isolotto caraibico nei pressi dell'Hispaniola. Purtroppo era giugno inoltrato, e mi sono beccato il tornado Hermes che m'ha distrutto la catapecchia e sbattutto in mezzo all'oceano.
Allora sono diventato nell'ordine: bambino, poi una cellula e infine un infallibile pistacchio che crescono dove fa caldo e riuscirò a scaldarmi un po', dico io. Ma nel regredire, mi sono lasciato prendere la mano e sono diventato un feto a mollo dentro un liquido tipiedino e appiccicoso; la cellula, invece, era una cellula di non vi dico cosa. Diciamo solo che a quanto ho visto, non è molto asciutta la vita delle cellule.
Come pistacchio, invece, sono durato praticamente sei secondi. Perché sono finito direttamente nel gelato di Loredana Bocci, bidella alla scuola elementare di Cefalù e donna dal temperamento lievemente indolente e mesto. Dopo che era stata lasciata dall'amante - detto tra noi, non è stata una grossa perdita - aveva affogato letteralmente i dispiaceri in cassate, frolle e bauletti di brisèe con crema al limone. Insomma, per farla breve, aveva deciso di riguadagnare il tempo perso e aveva deciso di rifarsi una vita, così, simbolicamente, aveva gettato il gelato al pistacchio - con me dentro - a mare.
Nessuna meraviglia: ho sempre avuto la nettissima sensazione di non essere io, il padrone delle mie storie.