La gita in montagna
Così parlò aWilito alle 10:52 Tags amici, delirio, i simpatici simbionti, personali, scienze curioseQuesto personaggio è un signorotto di paese di quelli che il tempo, invece di ingobbirli, li fa più intensi e volitivi; possiede un piccolo stabilimento di torrefazione del caffè nei pressi di Patù, e da ieri notte non è più lo stesso. Ha trovato, nascosto sotto un cassetto, una vecchia lettera che un certo Tuo Riccardo aveva inviato decenni prima alla moglie, invocata fino a ieri come una santa. Nella lettera, l'uomo si dilunga su quando lei gli raccontava dolcissime storie tra i chicchi di caffè, con il terrore che qualcuno potesse scoprirli. E in particolare, rammenta quella del romanziere senza più ispirazione che si era affidato al diavolo per dare nuova linfa ai propri romanzi, incongruenti talee di parole rimaste incompiute per anni.
Prima di avere pervicaci opinioni e asfissiantissime convinzioni, forse il milajuveromanista dovrebbe imparare l'italiano, un po' di sintassi, quel tanto di consecutio che basta, e qualche verbo nuovo, così, tanto per rinverdire il proprio desolante patrimonio linguistico.
E questo non è un post
La Gora della Nebbia Eterna è anche chiamata Yssan, che in lingua Eva significa là dove si nasconde il sole. Il riferimento è ad una antica leggenda secondo cui il dio delle anime ha dovuto creare un luogo per contenerle dopo che queste l'avevano querelato a causa della disparità di trattamento ricevuta. Infatti, la divinità gemella che aveva conferito i vivi in un mondo di luce e fuoco aveva dimenticato di creare un giusto collocamento per le povere anime.
Gli acciacchi della Casa che Muta
Così parlò aWilito alle 23:30 Tags delirio, la casa che muta, personali, raccontiLa Casa che Muta è molto malata: non ha retto ai quattro mesi di piogge ininterrotte e ora ha le ossa marce, soccombe alla muffa e cede all'umidità. E noi con lei.
Da qualche parte, ne sono certo, deve essere finita la mia vacanza, quella cui agogno da mesi e che di settimana in settimana disattende ogni mia sempre più flebile speranza. Oramai, i sabati debbo trascinarli con la carriola e le domeniche le tiro coi denti.

