19 novembre 2009

L'ultimo rotolo di carta igienica

Oggi, mentre infilavo un rotolo di carta igienica nel portarotolo in ferro battuto, un pensiero ha attraversato in un lampo la mia spina dorsale: quello era l'ultimo rotolo di carta igienica che avrei mai collocato nella Casa che Muta. E per quell'attimo ho provato tristezza.

Poi ho riso di gusto come uno scemo, perché non avrei mai creduto che un rotolo di carta igienica potesse diventare poetico.

18 novembre 2009

E' semplicemente sorprendente

E' sorprendente e inaspettata la quantità d'affetto che ritorna indietro, solo per il fatto che vogliamo sinceramente bene a qualcuno. Ed è ancora più sorprendente che talvolta le soluzioni ai guai non devi neppure andarle a cercare, perché vengono da sé.

E non è importante quel litigio, o quella battuta infausta, né quella mortificazione o quello sgarro: in mezzo ai grigi casini del mondo, ci sono cose buone e persone eccezionali, solo che restano nascoste nella quotidianità e diluite nel tempo. Poi, all'improvviso e quando più ne avresti bisogno, quelle cose buone e quelle persone eccezionali si trasformano in forze poderose, e tutto diventa più semplice.
E di cose buone e persone eccezionali, io ne sono circondato.

17 novembre 2009

L'addio alla casa che muta

Non era bella, ma graziosa sì. E neppure era sdegnosa, o aristocratica o dalle rifiniture dorate, però era simpatica, e leggera, ed aerosa. Persino luminosa.

L'abbiamo viziata e vezzeggiata, strigliata e piegata, e per tutto questo tempo abbiamo sinceramente creduto di poterla educare, di poterla rendere decorosa e piacevole. Di renderla sul serio e profondamente nostra, e lei per tutta risposta ha tentato di ucciderci. Lei, ed i suoi proprietari. Perché abbiamo dimenticato non soltanto che lei non ci appartiene, ma che le case, come le persone, non cambiano mai.
La Casa che Muta è stato il luogo, nell'ultimo anno e mezzo, in cui le amarezze venivano lenite, in cui la stanchezza d'un giorno di lavoro trovava conforto ed appagamento. Pur con tutte le sue piccole storture (che d'improvviso mi riescono insopportabili), era la plaga della buona cucina, dell'occasionale partita a Catan, della musica al pianoforte, e non per ultimo era fonte di ispirazione e scenario di tanti miei racconti.
Dire addio alla Casa che Muta fa male, e porta con sé una quantità inimmaginabile di questioni da dirimere, e spese, e ci sbatte in faccia i veri problemi, i sotterfugi sociali, gli aiutini di cui non potrò mai godere, ed infine tutte le mie debolezze. Così, mi accorgo ancora una volta della bambagia, di quell'aria rarefatta e felice che m'avvolgeva e di cui i Simpatici Simbionti - scopro ora - costituivano solo una parte.
Vorrei dire a me stesso che non è così. Vorrei convincermi che la Casa che Muta in realtà siamo noi stessi, e che la porteremo con noi dovunque andremo; ma sarebbe una bugia, e lo so bene.
Si cambia vita, d'ora in avanti, e sono già un po' più cattivo, più diffidente e prevenuto. Insomma, sono un po' meno me stesso.
Il fatto è che non posso più permettere alla mia gentilezza, alla mia comprensione, empatia, pietà di ostacolare, anche per un solo attimo, i nostri interessi, il nostro bene, la nostra felicità.
Qualcuno dirà che sono diventato veramente adulto. Io dico che è una fregatura e basta.
E allora, vaffanculo tutti. Vaffanculo quelli che riescono ad essere infelici nonostante gli aiutini, vaffanculo quelli che i problemi non sanno manco cosa sono, e vaffanculo a quelli che sii sereno e tutto si risolve. Io tutto quello che ho costruito me lo sono guadagnato, e la mia vita l'ho scolpita nel granito grattando via le unghie.
Ne sono orgoglioso, certo, ma sembra sempre troppo poco e troppo tardi.
E d'improvviso, ho la spiacevole sensazione di essere tornato al punto di partenza. Solo che ora si fa sul serio.

15 novembre 2009

Un sabato di merda

Ieri è stato un pomeriggio di merda, all'insegna dell'impotenza.

Non sessuale, direi, e ci mancherebbe pure.
Impotenza perché se sei circondato da collaboratori inetti, il frutto del tuo lavoro sarà sempre scarso, nonostante l'infinita attenzione, la passione e la scrupolosità.
Impotenza perché volevo fare di più, e semplicemente non avevo con me gli strumenti necessari, né una macchina clonatrice per inviarmi in più zone d'Italia contemporaneamente.
Impotenza perché ieri, chi amo più di tutti poteva ferirsi gravemente, senza contare quel che poteva capitare a me, o alle mie cose. E questo non è tollerabile, a maggior ragione se, ancora una volta, a causare tutto è l'inettitudine, l'incoscienza e la scelleratezza della gente.
E niente litoti: è stato un sabato spudoratamente di merda.

12 novembre 2009

Un'altra (disgustosa) verità

Alcuni di noi hanno più possibilità d'intonare un la maggiore col culo per sbaglio, che attraverso una ponderata strizzata di corde vocali.

Amen

11 novembre 2009

Una bella notizia e una dura verità

Dopo le mie belle soddisfazioni sul lavoro accadute solo ieri, il piccolo saggio nella mia testa ha partorito una grande verità. E' sorprendente la quantità di successi e cose belle che è possibile ottenere anche senza un paio di tette, se solo si è competenti, onesti e perseveranti. Purtroppo però, la botta di culo resta un titolo necessario ma non sufficiente allo sviluppo delle cose future: poi, o c'è la competenza, o le tette.
E' la dura e cruda realtà, baby, e non maschilismo da quattro soldi. E poi, mica è colpa mia se molti uomini non hanno le tette.

09 novembre 2009

Casa, amore e salmone

In una casa, e in una relazione, è uno stronzo chi compra il salmone marinato per tre volte e per tre volte non resiste e se lo pappa tutto (e vorrebbe pure mandare un ilare SMS con su scritto tesoro ho due notizie, una buona e una cattiva. La buona è che il salmone è spettacolare; la cattiva che me lo sono finito tutto di nuovo).


Sia ascritto a lettere d'oro nel Libro del Tempo. Quello stronzo sono io.