Un sabato di merda

Ieri è stato un pomeriggio di merda, all'insegna dell'impotenza.

Non sessuale, direi, e ci mancherebbe pure.
Impotenza perché se sei circondato da collaboratori inetti, il frutto del tuo lavoro sarà sempre scarso, nonostante l'infinita attenzione, la passione e la scrupolosità.
Impotenza perché volevo fare di più, e semplicemente non avevo con me gli strumenti necessari, né una macchina clonatrice per inviarmi in più zone d'Italia contemporaneamente.
Impotenza perché ieri, chi amo più di tutti poteva ferirsi gravemente, senza contare quel che poteva capitare a me, o alle mie cose. E questo non è tollerabile, a maggior ragione se, ancora una volta, a causare tutto è l'inettitudine, l'incoscienza e la scelleratezza della gente.
E niente litoti: è stato un sabato spudoratamente di merda.

Un'altra (disgustosa) verità

Alcuni di noi hanno più possibilità d'intonare un la maggiore col culo per sbaglio, che attraverso una ponderata strizzata di corde vocali.

Amen

Una bella notizia e una dura verità

Dopo le mie belle soddisfazioni sul lavoro accadute solo ieri, il piccolo saggio nella mia testa ha partorito una grande verità. E' sorprendente la quantità di successi e cose belle che è possibile ottenere anche senza un paio di tette, se solo si è competenti, onesti e perseveranti. Purtroppo però, la botta di culo resta un titolo necessario ma non sufficiente allo sviluppo delle cose future: poi, o c'è la competenza, o le tette.
E' la dura e cruda realtà, baby, e non maschilismo da quattro soldi. E poi, mica è colpa mia se molti uomini non hanno le tette.

Casa, amore e salmone

In una casa, e in una relazione, è uno stronzo chi compra il salmone marinato per tre volte e per tre volte non resiste e se lo pappa tutto (e vorrebbe pure mandare un ilare SMS con su scritto tesoro ho due notizie, una buona e una cattiva. La buona è che il salmone è spettacolare; la cattiva che me lo sono finito tutto di nuovo).


Sia ascritto a lettere d'oro nel Libro del Tempo. Quello stronzo sono io.

La Supercolf

La Supercolf è una donna eccezionale. Pulisce tutto due volte, per essere sicura di non tralasciare neppure la più piccola particella di lordura, ed è letteralmente instancabile: con mezza tazzulella di caffè va avanti otto ore senza indugi né tentennamenti.

Il suo armamentario è imponente e lucido come quello d'un intero esercito, e contempla un'ampissima selezione di acidi e solventi, ben otto varechine in altrettante varianti di profumo, alcol etilici a tre diverse gradazioni, kili di cera d'api per i mobili, lucidanti per l'acciaio e litri di brillantante con cui, per non sapere ne leggere e scrivere, ci fa pure gli sciacqui la mattina. L'alito non sarà un granché, ma le viene un sorriso da pubblicità del fustino Dash.
Stracci convenzionali, stracci non convenzionali, panni daino e una incredibile varietà di spugne e spongette abrasive sono la dotazione standard, ma talvolta non basta. A differenza della Luisa, che arriva presto và via presto e non lava il water, la Supercolf arriva presto, la devi cacciare a calci alle dieci di sera altrimenti non andrebbe mai via, e una volta il water se lo è smontato e portato a casa sua. Diceva di non essere riuscita a trovare un microscopio a scansione per controllarlo e chi mi garantisce che non ci stanno perfidi nemici dell'igiene tra le molecole di ceramica? Va' a sapere, voi giovani chissà che ci fate dentro i cessi oggigiorno.
Insomma, sono molto soddisfatto della mia Supercolf: è uno dei miei personaggi più utili, invidiabili e necessari, sebbene tristemente piatta e un filo cliché.

Ora debbo solo trovare il modo di farla diventare vera.

Pensieri a lavoro ovvero distonia corale

Cielo grigio e pensieri azzurri, mentre lavoro e penso ad altro e nel contempo riesco anche a pensare che dovrei smetterla di pensare a tutt'altro invece di lavorare. E così, mentre mi concentro sul lavoro, penso a cosa voglio per pranzo, ai maltagliati che ho intenzione di saltare in padella per cena, alle scuse che accamperò per non andare al pranzo di quel tipo, a quanto potrebbe suonare innaturale e stentata questa scusa, alle scuse che dovrei fare a mia sorella per il broncio che le ho tenuto per il mio compleanno, alla sera del mio compleanno, a quant'è cambiato quel locale rispetto a qualche anno fa, a quanto eravamo più giovani e a quant'è giovane uno dei responsabili di una società per cui lavoro. Al che, d'improvviso, mi sovviene che dovrei lavorare invece di grattarmi la pera così.

Ma poi mi viene voglia di succo alla pera, e ripenso agli shot di rum e pera che facevamo a San Lorenzo al tempo dell'Università, alle risate che mi facevo sul prato della facoltà di Lingue con gli amici e - toh - è uscito il sole.
E si ricomincia. Ma poi lavoro, eh.

Il biologo malaccorto

Questo biologo malaccorto ch'io mi so è mentalmente ragioniere e casinista nell'animo: riesce a mettere su una slavina di stoviglie sporche per fare due uova al tegamino, però guai a scombinargli l'ordine nel cassetto dei calzini (disposti rigorosamente in digradante tonalità di colore). Pelandrone e arraffazzone per certe cose (di solito quelle importanti, vitali o imperative), per certe altre è meticoloso e pignolo, persino maniacale, ma soltanto con quelle faccende che nessuno si caga.

Eppure, dopo una laurea fortunosa, insospettabili capacità didascaliche, un bollino blu insperato, un inspiegabile tirocinio e alcune interessanti (ma paranormali) proposte di lavoro, forse qualcosa che non va c'è davvero, e non sta nel biocasinista. Forse, il giudizio che il mondo intero gli ha affibbiato andrebbe rivisto. Forse, la facile ironia che spesso si attira è, per l'appunto, facile.

E' con immensa delizia ed infinito senso di rivalsa che affermo, quindi, di esserne pienamente ed ufficialmente orgoglioso. E adesso il quadretto è veramente completo: a modo nostro, noi Simpatici Simbionti siamo proprio dei fighi.