Dopo che sua madre gli aveva proposto di andare a vendere i folletto porta a porta- che ti danno buone provvigioni, me l'ha detto la signora di sopra che il figlio ci lavora-, Armando aveva voglia di vomitare.
E domandava: che m'avete fatto studiare a fare, se poi devo vendere gli aspirapolvere?
- Non sono 'scpirapolveri, sono iggienizzatori,- insisteva la signora che si era proditoriamente affacciata proprio in quel momento.
- Al massimo, - suggeriva sua madre, - puoi andare all'estero e far fruttare la tua laurea in lingue.-
Ma Armando era scettico e triste, a riguardo.
Certo, poteva tentare la sorte, un gran cambiamento, e magari l'avrebbe pure trovato, un lavoro, all'estero. Ma a che prezzo? Pagava una possibilità in più con lo scotto della solitudine e un impercettibile senso di abbandono.
Forse era solo un romantico. Un babbeo e un romantico.
Però pensava, e come dargli torto, che era meglio essere infelici a casa. Almeno, là, era infelice in compagnia.
Una donna, col figlio, passeggiava per i viottoli sgualciti d'un parco di periferia. Era tardo pomeriggio, e la temperatura sembrava eccezionalmente tipieda, per essere fine Ottobre.
Il bambino, senza che nessuno lo notasse, raccolse da terra un foglietto che appallottolò e gettò nel laghetto, dove fu fatto a pezzi da antipatici pesci della specie del Carassius aratus. Volgarissimi pesci rossi.
Su quel foglio c'erano appuntate, in uno sforzo di razionalità, le ragioni per cui un tizio, tale Michael Partridge, aveva deciso di lasciare la fidanzata.
Vi si sarebbe potuto leggere: sgualdrina, noiosa, pedante, non ama il mio hobby.
In verità l'uomo coltivava molte morbose occupazioni. Ad esempio, correva appresso agli uomini, ma questo è irrilevante, considerato che la donna lo era davvero, sgualdrina.
Scossa da un brivido di freddo, la donna decise che era ora di fare ritorno a casa, dove di certo suo marito la aspettava, innamorato e benevolo come sempre. In realtà, l'uomo aveva appena avuto un incidente ed era morto in cantiere, schiacciato dai bracci d'un pantografo a causa della distrazione d'un collega. La poveretta, ovviamente, non poteva ancora saperlo, e contemplava serena ed incuriosita un barbone dall'aria piuttosto rispettabile. L'uomo ne ricambiò lo sguardo ed ebbe quello che i tecnici chiamano un onesto coup de cœur. Quest'ultimo, dopo il divorzio -dalla moglie e dal mondo- s'era abbrutito, ed aveva abbandonato lavoro e dignità.
Dopo averla vista, comprese all'improvviso d'essere ancora innamorato, e di avere qualcosa da dire e da fare, nella storia del mondo, piuttosto che vivere all'addiaccio e ciondolare nell'abbandono.
Le disse commosso i ricordi sono premessa di dimenticanza, e corse via a rifarsi una vita.
Tutto questo accadeva mentre un francese in vacanza a Londra, un certo Bertrand Vacher, beveva un sorso di troppo nel tentativo di riempire il vuoto e la noia della sua vita.
Viviamo su un pianeta pieno di gente che ha sempre ragione.
Al pagano di Gàdara adoratore di Zoroastro fu dapprima riempita la bocca di sterco, perché sudice come sterco erano le sue parole. Poi fu gettato al rogo, in memoria del fuoco al cui chiarore pregava.
Egli aveva detto "E' la nostra impotenza a rendere dio onnipotente" e per questo era morto.
Lei: cos'è questa puzza orrenda?
Lui: scusa, digerisco male l'aglio. Ma ho preso una mentina.
L'altro: non è che se butti una mentina nella fogna, poi profuma di eucalipto e genzanella.
La morale della favola è che, talvolta, lavarsi i denti non basta per mondarsi dentro.
Quei conquistatori di stirpe illustre hanno fama d'aver piegato diversi popoli con la forza delle armi, col sangue, e con la conoscenza più cruenta, quella asservita alla ragion di stato.
Erano venuti nel giorno sacro, quello dell'inizio delle piogge e fu subito sterminio a perdita d'occhio.
"Dovrete alzarvi all'ora dello scorpione, andrete nei campi e mieterete. Mangerete e riposerete soltanto all'ora della tartaruga. Ma essi non capirono, perché non contavano il tempo.
Allora, per farglielo capire, disegnarono soli sulle falci e lune sulle ciotole.
Essi annuirono inorriditi.
Trascorsero diverse lune e al loro ritorno, s'avvidero che non tutto il lavoro era stato svolto, e che la popolazione era stata decimata. Di ciò si meravigliarono parecchio.
Allora con rabbia presero uno di quelli e chiesero perché non avesse terminato il suo dovere. Il ragazzo biascicò qualcosa in quel suo ignobile, primitivo dialetto, spiegando che il sole era stato oscurato per tanti giorni, ecco perché non avevano seguito l'ordine.
La stagione delle piogge era al culmine ed il cielo era stato per molti giorni e molte notti un'unica coperta di nembi neri. Così, non potendo scorgere il sole non lavorarono i campi, e non vedendo la luna non dormirono ne mangiarono.
Forse, avrebbero dovuto domandarsi cosa fosse, per quelli, un sole. E cosa, invece, il giorno.
Non lo fecero perché altrimenti l'avrebbero rispettati o compresi, cosa che non ritenevano necessaria, per comandarli.
Il bambino pallido come il burro stanotte sente sempre troppo freddo, e tira di continuo su e giù la copertina, scoprendo ora le spalle, ora i piedi. Gli sembra sia troppo corta e troppo larga.
In realtà, nessuno glielo ha spiegato, è solo messa male.
E' triste però pensare che alcuni non se ne accorgono neppure quando crescono.

