Le notti brave dell'ortolana

La tizia sotto casa di giorno fa la fruttivendola e di notte la zambracca.

In ogni caso, sul cartello appeso fuori ha scritto:
fava locale
Il che è molto pratico, così non deve cambiare il cartello ogni volta.

Le attenzioni verso il mandarino nano

Oggi mi sono deciso e ho svasato il mandarino nano. Ultimamente era sempre giallino, pallido e un po' tisico: non aveva quasi più niente della baldanza e gagliardia del giorno dell'insediamento ufficiale nel terrazzo della Casa che muta.

L'ho tirato fuori delicatamente, gli ho fatto il solletico alle radici, gli ho rimboccato l'humus e l'ho incastonato in un vaso gigante a sua volta assiso su uno scranno di legno, così che potesse tendere alla luce del sole tutti i rami fino all'ultimo germoglietto.
Domani comincio il ciclo di massaggio delle foglie e, nel mentre, tenterò di convincerlo a praticare la prima sessione di zazen per ritrovare la linfa di una volta. La verità è che non so come prenderlo, e farei di tutto per vederlo robusto e florido. 
Come tutti gli altri abitanti della Casa che muta, d'altro canto.

Piccole soddisfazioni

  • Andare ai Caraibi almeno una volta - fatto
  • Comprarsi un frigorifero a forma di frigorifero ammerricano - fatto
  • Togliersi la soddisfazione di dire buon lavoro e torna presto che oggi faccio i carciofi -  fatto or ora.
Adesso sì, che si ragiona.

La serata di Riccardo

Riccardo ieri sera è tornato stanco ma contento. E' riuscito a finire tutta la versione di latino al liceo, ed ha pure passato, roba da matti. Ha cenato con la famiglia, come sempre, ma diversamente dal solito Rosa, la mamma, ha fatto i cannelloni ricetta della nonna, che non li fa mai perché si stressa a stendere la pasta all'uovo, ma poi sottosotto è sempre orgogliosa quando le fanno i complimenti perché i suoi cannelloni hanno la crosticina, o non vengono mai troppo asciutti, o c'hanno la mozzarella che fila troppo bene. Riccardo ha giocato a Risiko con gli amici tutta la sera, e mentre attaccava il Kamchatka non sapeva che sarebbe morto soltanto quattro ore dopo, come in quei romanzetti del cavolo della Mondadori in edizione economica che costano lo stesso una fracca.

Era a letto da neppure mezz'ora, contento perché l'indomani sarebbero iniziate anzitempo le feste di Pasqua a scuola, quando in venti secondi è venuto giù tutto il palazzo e tanti saluti ai cannelloni di mamma Rosa, al compito di latino e alla Kamchatka.
Fanculo.
Fanculo.
Fanculo.

Un'offerta che non potrò rifiutare

Stamattina ho ricevuto un'offerta che non potrò rifiutare.
Un uccellino amico mi ha inviato la solita testa di cavallo sgozzato tra le lenzuola (come si conviene in queste occasioni) con un biglietto sopra che recita:

A non parlare di certe cose, spesso ci si guadagna

Questo teatro è e resterà libero dai condizionamenti, dalla scrittura d'occasione e dal simpatico oscurantismo a là page. In fondo, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
Soprattutto quando mi girano i coglioni.

La formica sul pomello (storia realmente accaduta)

Stamattina, uscendo di casa, ho assistito a un fatto curioso e, almeno mi pare, inspiegabile. Una formichetta insignificante, oserei affermare più piccola della media, stava abbarbicata sul pomello dell'appendiabiti. Lei, nerissima, si stagliava perfettamente contro il pomello bianchissimo, sulla cui circonferenza trotterellava impavida e quasi bellicosa.

Non faceva altro che questo, girava e girava, incessantemente e senza il minimo affanno. L'ho osservata parecchio - scommettendo su quando si sarebbe stancata - l'ho ammirata per l'insistenza e ho tentato di comprenderne ragioni e pulsioni.
Come avesse potuto arrivare là da sola, poi, resta semplicemente un mistero: sul pomello dell'appendiabiti del corridoio dell'entrata, che è privo di finestre e separato con una scala dal resto della Casa che Muta.
C'era più costanza in quella formica che in tutte le mie fibre messe insieme, probabilmente. Ma senza uno scopo, e senza cervello, si può finire con lo sprecare la propria intera esistenza a girare in tondo sul pomello dell'appendiabiti altrui.
Ho chiuso quindi la porta alle mie spalle, e l'ho lasciata al suo destino. Ammesso che ne avesse uno.

Il Rievocatore di anime di pianoforte

Oggi ho parlato con un Rievocatore di anime di pianoforti. Non credevo ne esistessero, ma tant'è. Di primo acchito, non mi ispirava granché fiducia, ma la favella non gli mancava, sembrava sapere il fatto suo. Probabilmente mi irritava quel suo modo lievemente ossequioso e perennemente assenziente, ma ormai non avevo altra scelta: mi devo fidare di lui.

Ha sfiorato lievemente un tasto, poi si è avvicinato e ha preso ad annusare forsennatamente, come un segugio, così (diceva lui) si stanano gli spiriti bricconi che rubano le note. Quando troppi spiriti allignano tra i tasti, mi ha spiegato, possono tenere per sé anche tutte le note che tentiamo di suonare. E sebbene sottintendesse segretamente che non si può strappare l'anima ad un pianoforte, d'altro canto affermava che un pianoforte può essere fatto tacere per sempre.
Gli ho messo in mano le mie speranze, ed ora attendo il verdetto del suo dio.
Saranno dieci lunghissimi giorni.